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NEPAL, CRISI ALIMENTARE E SFRUTTAMENTO SUL LAVORO FANNO EMIGRARE LE DONNE NEPALESI VERSO IL GOLFO

ESTERI (Kathmandu) – La crisi alimentare che colpisce sempre più il Nepal sta causando gravi violazioni dei diritti umani e accresce la tratta delle donne. Ogni giorno, l’Asian Human Rights Commission (AHRC), riscontra che circa 60-70 donne nepalesi emigrano verso i paesi del Golfo. In questi Paesi, fin’ora, lavorano circa 240 mila donne. Ciò che scandalizza è il fatto che queste donne vengono sfruttate, sotto pagate e, molto spesso, vengono anche costrette a prostituirsi, prima o dopo il loro lavoro abituale. 

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PERCHE’ REPUBBLICA, IL CORRIERE ED I GIORNALONI NON DENUNCIANO IL TRAFFICO DI BAMBINI?

TRAFFICO DI ESSERI UMANI – Come mai non leggiamo su Repubblica, il Corriere e gli altri ‘giornaloni’ di oggi, il traffico di esseri umani di Islamabad tra cui donne e bambini? Dov’è il servizio in prima pagina che ci fanno leggere ogni giorno quando c’è da attaccare Benedetto XVI e il Vaticano? Perchè i Signori Direttori non danno incarico agli Emeriti giornalisti di servire anche i deboli, oltre che l’illuministico editore di riferimento? Grazie a Dio, la tutela dei bambini e delle donne, e la denuncia per fare qualcosa viene segnalata dall’Agenzia Vaticana Fides, che alza la voce con tono assolutamente preoccupato. Una nota dell’agenzia internazionale della Congregazione dell’evangelizzazione dei popoli di questa mattina titola: “Traffico di donne e bambini fra gli alluvionati: la denuncia delle Ong”

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TRAFFICO DI ESSERI UMANI: DONNE PIÙ SFRUTTATE PER PROSTITUZIONE IN AFRICA PRIME VITTIME I BAMBINI

ROMA – Lo sfruttamento sessuale e il lavoro forzato costituiscono le forme più diffuse della tratta di esseri umani, secondo quanto evidenziato dal primo Rapporto globale sulla tratta delle bianche, recentemente presentato dall’Unodc, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il crimine. Le vittime principali di questa moderna schiavitù, sono ancora una volta donne e bambini. La tratta a fini di sfruttamento della prostituzione incide per il 79% sull’intero fenomeno del traffico di esseri umani e coinvolge ragazze sempre più giovani. Colpisce il fatto che nel 30% dei paesi tale reato sia proprio commesso dalle donne, che spesso sono state vittime a loro volta. La percentuale di condanne giudiziarie di donne per traffico di esseri umani – dato particolarmente significativo – sale al 60% nei paesi dell’Est europeo e in Asia Centrale. I dati relativi al lavoro forzato – seconda più diffusa forma di tratta di esseri umani – indicano una percentuale del 18% sul totale della tratta. Anche se – secondo la relazione – l’incidenza del fenomeno resta sommersa a causa della mancata denuncia e per il fatto che non si esercita alla luce del sole, bensì in luoghi nascosti, laboratori clandestini, lontano da occhi indiscreti. In linea generale il numero di sentenze contro i trafficanti di esseri umani sta aumentando, ma solo in alcuni stati. Nella maggior parte degli altri stati la percentuale di sentenze raramente eccede 1,5 ogni 100.000 persone. Questo livello è inferiore a quello registrato per i crimini particolarmente rari, tipo i sequestri di persona in Europa Occidentale. Coinvolti in forme di sfruttamento quali la prostituzione, la schiavitù, l’industria della pornografia, i bambini costituiscono il 20% delle vittime della tratta di esseri umani. Ma in molti paesi africani la percentuale sale vertiginosamente facendo conquistare loro il primato dei più coinvolti.

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LE INIZIATIVE DEL GOVERNO CONTRO LA PROSTITUZIONE SONO ESECUTIVE. LA STUPIDITA’ DEI RADICALI

 

 

 

 

 

ROMA – Il Consiglio dei Ministri dell’11 settembre ha approvato un Disegno di legge firmato dal ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, recante “Misure contro la prostituzione”, che, introducendo il reato di prostituzione in luoghi pubblici o aperti al pubblico: dieci anni e più di prigione agli sfruttatori, multe di 500 euro e arresti per le ragazze nelle strade, multe a domicilio per i clienti: èancora poco, ma si intravede almeno un po’ di buona volontà. La prostituzione è una delle condizioni umane e sociali non accettabili. Averla sotto gli occhi mette a disagio. E’ portatrice di degrado alla comunità e dolore alle persone spesso minorenni che subiscono violenze fisiche e morali . E’ una delle questioni da risolvere. Il governo ha iniziato con il giro di vite pesante. Circa la prostituzione minorile e il rimpatrio dei minori stranieri: è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.000 a 150.000 euro chi recluta o induce alla prostituzione minori o chi ne trae profitto; con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da 1.500 a 6.000 euro chi compie atti sessuali con minori in cambio di denaro o altro tipo di utilità; pena aumentata da un terzo alla metà se il minore ha meno di sedici anni, e ridotta da un terzo a due terzi se l’autore dei fatti ne ha meno di diciotto. Sono introdotte nuove norme in materia di rimpatrio di minori stranieri non accompagnati, finalizzato al ricongiungimento del minore alla sua famiglia. È previsto un inasprimento delle pene per contrastare le associazioni per delinquere che inducono, agevolano, favoriscono o sfruttano la prostituzione: reclusione da quattro a otto anni per gli organizzatori, e da due a sei anni per i partecipanti.

Per leggere tutto il testo visita : http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1742

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PROSTITUZIONE: UN MONDO SEMPRE PIÙ SANGUINARIO.

ROMA – L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, che da molti anni si occupa della liberazione delle donne schiavizzate a causa della prostituzione in riferimento ai gravissimi episodi avvenuti, che hanno causato la morte di due prostitute, dichiara quanto segue: La violenza gratuita sui più deboli è diventata purtroppo la notizia del giorno. Siamo ancora sconvolti dall’efferatezza e vigliaccheria con cui è stato ucciso Nicola e nuovamente oggi le cronache hanno comunicato episodi di crudeltà e sopraffazione portate fino alle estreme conseguenze.

E’ infatti deceduta una ragazza rumena sotto le botte del suo protettore che voleva dargli una lezione perché guadagnava troppo poco; è stata poi strangolata un’altra donna cinese costretta alla prostituzione nei pressi della stazione centrale di Milano; è stata salvata dai finanzieri di Torino una minorenne segregata in casa dai suoi aguzzini perché si rifiutava di prostituirsi. Il mondo della prostituzione è sempre più intriso di sangue, di crudeltà, di cieca violenza.

E’ un mondo caratterizzato dalla totale mancanza di rispetto e da una insensibilità nei confronti dell’altro , che non sono prerogative soltanto dei cosi detti aguzzini ma coinvolgono i clienti e pesano sulla coscienza delle istituzioni tutte, che non riescono a tutelare le persone più indifese, quasi che la loro dignità non avesse lo stesso valore e lo stesso peso di quella di tutti gli altri.

La Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi combatte da anni questa discriminazione che costituisce una vergogna per un paese civile e che mortifica il senso del bene comune. Pertanto denuncia l’indifferenza generale che alimenta il male della prostituzione e denuncia anche coloro che pensano di risolvere il problema delimitando il male all’interno di determinate strutture, legittimando in tal modo una vergogna e un’ingiustizia della nostra società. Queste morti devono pesare sulle coscienze dei diretti assassini, dei cosiddetti clienti ma anche su quelle dei politici che non riescono ad eliminare il dilagare di violenze connesse con le organizzazioni criminali.

Dietro al racket della prostituzione è incontestabile che si celino organizzazioni criminali senza scrupoli volte a distruggere la dignità della persona, valore primario in una società che voglia evolversi verso un reale progetto di crescita e di diffuso benessere. Il nostro auspicio è che il nuovo governo possa con determinazione e tempestività predisporre quanto necessario per sconfiggere questo male, nemico della nostra società, della formazione dei giovani, della famiglia, del senso della comunità e della condivisione.
Le 100 mila donne schiavizzate non vanno trasferite da un posto all’altro ma vanno liberate e salvate.

Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Il Responsabile Generale
Giovanni Paolo Ramonda

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