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OMELIA DELLA DOMENICA

Dio offre a Salomone ricchezze ed egli chiede Sapienza, questo è il vero Tesoro. Chi non lo sceglie perde. La preziosità del Regno è la presenza dello Spirito con i suoi infiniti doni.

Letture:
1 Re 3,5. 7-12
Romani 8,20-30
Matteo 13,44-52

Tesoro nascosto

Gesù fa uso di molti paragoni quando annuncia il Regno di Dio. Ciascuno ha un suo aspetto. Il testo che ascolteremo domenica ci insegna che il Regno dei Cieli è simile a un tesoro nascosto o come una perla preziosa o come una rete dove si scelgono i pesci migliori. Per il Regno si deve investire tutto per restare con ciò che è migliore. Per il Regno vale la pena di vendere tutto ciò che si possiede, per avere ciò che vale più di tutto quello che abbiamo.

Nel nostro cuore esiste sempre il desiderio di trovare un tesoro. Il tesoro del Regno, quando viene scoperto, diventa una ricerca che vale più di tutte le avventure. Paolo scrive: “mi sono privato di tutto, e tutto considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo e essere ritrovato in Lui” (Fil 3, 8). Salomone chiede a Dio la sapienza mentre gli erano state offerte tutte le ricchezze. Con essa però egli ha tutte le altre ricchezze. E’ come disse Gesù: “ cercate prima il Regno dei Cieli e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” (Mt 6,33). Noi restiamo, invece, con le piccole soddisfazioni che ci fanno perdere però la soddisfazione totale. Le persone che hanno fatto tanto per il Regno di Dio e per il bene dell’umanità, lo hanno fatto perché hanno scoperto il tesoro che vale più della vita. Coloro che non lo scelgono sono come quelli della parabola, come i pesci che vengono separati e gettati fuori.

La scelta che facciamo mette nella mani di Dio il nostro futuro. Se non lo chiediamo, Dio rispetta ma sempre offre la sua grazia redentrice. Coloro che invece accolgono il Regno diventano “apostolo” – inviati di Dio – per annunciare le sue ricchezze. La testimonianza più grande è la gioia di averlo incontrato e aver dato la vita per esso. Il Salmo ci fa pregare dicendo che i comandamenti di Dio valgono più di milioni in oro e in argento. Essi sono la migliore eredità (S. 118). La preziosità del Regno è la presenza dello Spirito. Egli costituisce la Ricchezza – Dono dato da Dio. La Sapienza di Dio è lo Spirito Santo che ci è dato in abbondanza con i suoi infiniti doni e non solamente i sette doni menzionati usualmente.

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UN PREMIO PER IL MIGLIOR SITO WEB CATTOLICO: WECA LANCIA LA SIDA A TUTTI I WEBMASTER

MEDIA (Macerata) – In occasione del convegno ‘Abitanti Digitali’ WeCa, l’Associazione dei Webmaster Cattolici Italiani, con sede a Macerata, ha indetto un concorso per il miglior sito web cattolico. Al vincitore verrà assegnato, in premio, un assegno da 1.000 euro. L’intenzione dell’Associazione è quella di riconoscere e incoraggiare l’uso delle nuove tecnologie soprattutto all’interno delle parrocchie e delle diocesi italiane. In Italia operano attivamente circa 15.000 siti web cattolici, un numero impressionante che conferma un’eccellenza, prima di tutto, europea. WeCa, è l’unica realtà italiana che, in forma di associazione, rappresenta ufficialmente chi opera nel mondo delle comunicazioni sociali in rete e intende unire, in una comunità viva e in continua sinergia, le conoscenze e le esperienze dei Webmaster Cattolici. 

L’Associazione e’ riconosciuta dal “Direttorio delle Comunicazioni Sociali” della CEI, come importante realtà nella missione della Chiesa. I Soci fondatori sono: Fondazione Comunicazione e Cultura – Università Cattolica del Sacro cuore – Diocesi di Roma – Diocesi di Perugia – Unitelm Spa. “Vogliamo abitare il continente digitale – dichiara il Presidente dell’Associazione dei Webmaster Cattolici, Giovanni Silvestri – in maniera sempre più consapevole e attenta. Il mondo web cattolico è un arcipelago di realtà significative e sempre al passo con i tempi. Anzi, come dimostrano i contenuti cattolici di migliaia di portali internet e applicazioni per smartphone, in Italia la presenza cattolica in rete è una realtà di assoluta avanguardia”.

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CUBA, LE DIFFICOLTÀ E I SUCCESSI DEI 60 MEDIA CATTOLICI CHE FANNO COMUNICAZIONE SOCIALE SU INTERNET

CHIESA NEL MONDO (CUBA) – Intermirifica.net, il “wiki-direttorio globale dei mezzi di comunicazione della Chiesa Cattolica”, ha da poco pubblicato la lista dei media cattolici della Chiesa cattolica a Cuba. Si può constatare l’esistenza di circa 60 entità che svolgono attività di comunicazione sociale in questo Paese in cui la Chiesa non possiede stazioni radio né canali televisivi. Il panorama comunicativo della Chiesa cubana che emerge dalle “pagine gialle della comunicazione cattolica” riflette il processo e l’evoluzione delle forme di annunciare la Buona Novella perché questa abbia risonanza nella società attraverso le sue 52 pubblicazioni (stampate e virtuali), almeno 6 uffici di comunicazione e 2 strutture di produzione.

Tutte queste realtà hanno scarso accesso a Internet. Qual è stato, però, questo processo interno della comunicazione ecclesiale a Cuba? Dopo vari decenni di silenzio sono stati fatti passi concreti con la nascita, nel 1967, della pubblicazione “Vida Cristiana”, che per la sua produzione è passata per il mimeografo e la carta carbone; diventata popolare negli anni Novanta, si è poi trasformata in centinaia di foglietti o piccoli bollettini per la catechesi e la missione e in pubblicazioni parrocchiali e di gruppi (periodiche e per certe occasioni). Grazie a questi piccoli bollettini, molte persone hanno ricevuto per la prima volta notizie sulla Chiesa e su Gesù Cristo. Già nel 1995 la Rete Informatica della Chiesa in America Latina (RIIAL) aveva implementato una rete digitale interna di comunicazione interdiocesana attraverso la Nunziatura Apostolica e la Conferenza Episcopale che, tra le altre cose, è servita alla preparazione della visita di Papa Giovannni Paolo II nell’isola. Dopo lo storico viaggio del Pontefice nel gennaio 1998, si è sistematizzato l’accesso dei Vescovi alle reti provinciali dell’unica radio ufficiale in date significative o celebrazioni importanti dell’anno liturgico (Natale o Settimana Santa), nonché la trasmissione televisiva di allocuzioni occasionali di Vescovi e di celebrazioni rilevanti della Chiesa a Cuba e nel mondo. Con il “boom di Internet”, alla fine degli anni Novanta, nonostante lo scarso accesso nell’isola, alcuni bollettini hanno iniziato ad essere pubblicati sulla web, ha spiegato l’ingegnere delle Telecomunicazioni María López, responsabile della Commissione per i Mezzi di Comunicazione dell’Arcidiocesi di Santiago di Cuba e attuale coordinatrice dell’Unione Cattolica della Stampa (UCP-Cuba). “La Diocesi di Pinar del Río e la sua rivista ‘Vitral’ sono state pioniere nella comunicazione digitale, e hanno compreso molto presto che lo spazio pubblico che apriva Internet doveva essere usato per diffondere l’annuncio della Parola di Dio, missione principale di ogni cristiano e di tutta la Chiesa”, ha affermato.

“A poco a poco, altre pubblicazioni importanti hanno compiuto il salto: ‘Palabra Nueva’, ‘Espacio Laical’, ‘Bioética’…, il che non solo ha permesso loro di ampliare in modo virtuale il numero dei lettori, ma ha aperto la possibilità dell’immediatezza e del contatto ‘personale’, la possibilità dello scambio e il dibattito pubblico, limitato sicuramente dalla loro frequenza nella versione stampata”. Lo sforzo delle pubblicazioni stampate per entrare nell’era digitale ha incontrato e incontra grande difficoltà a causa dell’accesso a Internet. L’ingegnere Sergio Lázaro Cabarrouy, incaricato della RIIAL a Cuba, valuta il processo di digitalizzazione della comunicazione ecclesiale nell’isola affermando che “l’accesso a Internet è ancora molto limitato, per cui lo è anche per una gran parte del popolo che costituisce la Chiesa”. “Nella sede della Conferenza Episcopale e nei Vescovadi ci sono accessi a Internet che non superano i 64 Kbps, uno solo dei quali è per linea diretta, gli altri per linea telefonica. Alcune case religiose o parrocchie hanno accessi telefonici propri perché vi risiede qualche sacerdote o religiosa che viene da un altro Paese in missione. I cubani non possono ancora avere accesso a Internet in casa, per cui pochi agenti di pastorale usano sistematicamente la rete”. In questo senso, bisogna ricordare che è stato lo stesso presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, l’Arcivescovo Claudio Maria Celli, a dichiarare pubblicamente durante la sua ultima visita ufficiale a Cuba nel novembre 2008 di auspicare che la Chiesa cubana potesse avere pian piano un accesso normale ai grandi mezzi di comunicazione offerti oggi dalle nuove tecnologie. Sergio Lázaro Cabarrouy, responsabile del blog creerencuba.org, ha spiegato che “in alcune Diocesi, parrocchie e istituzioni religiose si sono formati servizi informativi come siti web e bollettini, che ricevono centinaia e a volte migliaia di visite quotidiane, il 40% delle quali nell’isola. Sono poche, ma quelle poche ci interessano. Sono i primi passi per arrivare alle molte che speriamo di servire quando l’accesso migliorerà”.
Sia la coordinatrice dell’Unione Cattolica della Stampa che il responsabile di RIIAL-Cuba concordano sul fatto che lavorare in rete è davvero la grande sfida, che presuppone la certezza che “l’opera delle nostre mani (pubblicazioni, siti web, servizi informativi…) non è nostra ma di Dio; tutto ciò presuppone grandezza di cuore per saper essere umili”, ha dichiarato María López da Santiago de Cuba.

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YOUTH COMMUNICATION IN SOCIAL MEDIA AGE – GIOVANI E RETE ALL’ATENEO PONTIFICIO REGINA APOSTOLORUM

GIOVANI E MEDIA (Roma) – Hey! Sei ancora reale? Quanto tempo la RETE assorbe la tua mente? Sei capace di distinguere il mondo reale da quello virtuale? La rete è ovunque anche adesso, nella tua stanza, davanti ai tuoi occhi. Al lavoro, nel tuo tempo libero, mentre sei in macchina… non ne puoi più fare a meno vero? Fai parte di un mondo senza sbarre ne catene, un mondo che non ha confini ne orizzonti, ti senti libero… Ma è realtà o prigione per la tua mente? 1,97 miliardi di utenti internet, 600 milioni utenti di Facebook…queste le cifre del popolo connesso sulla terra. Esiste un unico volto per l’intera famiglia umana? Un’esigenza comune tra tutti? Come comunichiamo e cosa cerchiamo attraverso le grandi piattaforme digitali? Molti e disparati sono gli abitanti dell’areopago digitale. Come comunicare con questo multi universo? Come comunicano i giovani? Può essere il web una risorsa educativa, anche per la Chiesa? Lo ascolteremo dai diretti interessati: Google, Microsoft, Canale 5, Populis…

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UN MINORE SU 4 MENO IMBARAZZATO SE «PARLA» ON-LINE

EUROPA – Per un quarto dei ragazzi italiani dagli 11 ai 16 anni è più facile essere se stessi su internet piuttosto che di persona. Il dato sconcertante che dovrebbe indurre a riflettere genitori ed educatori emerge dal progetto europeo “Eu kds on-line II” che ha raccolto le interviste di un campione di oltre 25mila studenti e altrettanti genitori. In occasione della giornata mondiale della sicurezza on-line cerchiamo di capire come viene percepita e utilizzata la rete dai più giovani e quali sono i pericoli a cui sono esposti. In base alla ricerca emerge che i ragazzi italiani usano internet per svolgere attività utili e divertenti, allacciare nuovi legami di amicizia e di intimità o coltivare quelli vecchi.

Un terzo di loro riesce a parlare di più cose su internet rispetto a quando si trovano con qualcuno di persona. Mentre il 19% parla on-line di cose private che non condivide di persona con altri. Internet un pericoloso surrogato dei rapporti personali diretti? Secondo la ricerca non è così. Per “Eu kids on-line” opportunità e rischi della rete sono fortemente connessi. Perciò quello che può essere divertente per qualcuno può risultare rischioso per un altro.

Bisogna considerare che sperimentare ed esprimere la propria personalità è un po’ l’essenza dell’adolescenza. Dunque i ragazzi che dicono che è “abbastanza vero” che è più facile esprimere se stessi on-line (20%) potrebbero semplicemente sfruttare le opportunità offerte dalla rete. Magari perché discutere di questioni personali on-line è meno imbarazzante. È invece fonte di qualche preoccupazione il fatto che per il 5% dei ragazzi italiani è “molto vero” che è più facile essere se stessi on-line. La risposta potrebbe essere che hanno qualche problema nelle relazioni interpersonali faccia a faccia oppure perché passano molto, troppo tempo al computer. In base alla ricerca emerge che non tutti hanno buoni rapporti con i coetanei.

Così l’11% non si sente ben accettato, mentre il 38% solo in parte (dichiarando un “abbastanza”). Sono i ragazzi che hanno maggiori difficoltà relazionali a sentirsi più se stessi on-line. Proprio per questo secondo gli esperti questi soggetti sembrano essere i più vulnerabili e quindi più esposti a pratiche rischiose. In effetti il 57% di coloro secondo cui è più facile essere se stessi on-line che di persona ha cercato negli ultimi dodici mesi nuovi amici in rete, il 40% ha aggiunto alla lista degli amici o dei contatti persone mai incontrate off-line, il 16% ha inviato informazioni personali a persone che non ha mai visto, il 14% ha finto di essere un’altra persona e il 16% è stato in contatto su internet con persone mai incontrate off-line.

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Archiviato in NEWS & INFO, SI ALLA VITA

BEATO TU CHE LAVORI. GLI EFFETTI DI UN LICENZIAMENTO DAL PUNTO DI VISTA RELAZIONALE

LAVORO – Abbiamo parlato più volte di crisi del lavoro, disoccupazione, precariato, povertà dei giovani, difficoltà a realizzare progetti, ad affermarsi, ad esprimere i propri talenti. Abbiamo ascoltato e riportato le paure di chi trascorre le giornate a scrivere curriculum, a leggere e rispondere agli annunci, ad andare a colloqui e tornare con il naso rotto per una porta in faccia sbattuta troppo violentemente, a inventarsi i mestieri più improbabili, a elemosinare soldi a genitori, zii, nonni e amici, a piangere lacrime di disperazione. Un po’ meno, forse, abbiamo parlato di chi un lavoro ce l’aveva e adesso non l’ha più, di chi credeva di aver trovato stabilità e sicurezza economica e adesso deve ricominciare tutto da capo.

Giovani coppie, con uno o più figli, in difficoltà a pagare le bollette, a onorare le scadenze del mutuo o di prodotti acquistati a rate, costrette a rinunciare anche a generi alimentari di prima necessità. Oppure persone meno giovani che – nel bel mezzo del cammin della loro vita, quando dovrebbero tirare il fiato – sprofondano in drammi che inevitabilmente coinvolgono i figli ormai cresciuti ma ancora studenti, più che mai bisognosi di aiuto e sostegno. Cresce la quota di famiglie che dichiara di arrivare alla fine del mese con molta difficoltà. Si affacciano alla povertà individui appartenenti a categorie sociali che fino a poco tempo fa si sentivano tutelate. Nuovi poveri che restano occulti perché – come sottolinea la Commissione d’indagine sull’esclusione sociale (Cies) – “non chiedono e non si espongono: si vergognano, sono restii a raccontarsi perché sono ancora troppo immersi nelle loro difficoltà, provano disorientamento e spiazzamento, non sanno orientarsi nella rete dell’aiuto, sono del tutto impreparati e reagiscono con una forma ansiosa nel modo di rapportarsi con la famiglia e il contesto sociale di riferimento”. Sono sempre più frequenti depressioni, esaurimenti, patologie mentali in giovanissimi, giovani e adulti. Gli effetti di un licenziamento o della disoccupazione, dal punto di vista relazionale, sono devastanti. Intere famiglie si chiudono e soffrono in solitudine, piene di sensi di colpa e di vergogna, quando invece avrebbero bisogno di una rete sociale che li accolga, che faccia venire allo scoperto quel disagio sommerso – quindi ancora più distruttivo – che colpisce sempre più le famiglie “normali”, in difficoltà a riconoscere tale disagio e a chiedere aiuto prima che esso abbia superato la soglia critica. Non diamo i numeri che ogni giorno i media diffondono per aggiornare il quadro della crisi, non riportiamo i dati dell’ennesima indagine. Non ce n’è bisogno, perché se ci soffermiamo a riflettere e ci guardiamo bene intorno ci accorgiamo che la vicina anziana da un po’ di tempo ti chiede i giornali non per leggerli ma per accendere il fuoco nella stufa a legno, perché il riscaldamento non lo può pagare. Se ci interessiamo agli altri, scopriamo che la tal famiglia di stranieri che si è trasferita nella casa di fronte non ha abbastanza da mangiare perché lui non ha lavoro e i soldi di lei come colf non bastano per sfamare i suoi bambini.

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I VESCOVI D’EUROPA RIUNITI A ZAGABRIA GUARDANO ALLA GMG DI MADRID 2011

MADRID – Tutti gli occhi puntati sulla Gmg. I presi­denti delle Confe­renze episcopali di tutta Europa guardano all’appun­tamento di Madrid con molto interesse e ieri hanno dedicato alla Giornata mondiale della gioventù buo­na parte dei lavori dell’Assemblea plenaria del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, che si conclude oggi a Zagabria. Numerose le domande dei cardinali e vescovi a Yago De La Cierva, direttore ese­cutivo di Madrid 2011, intervenuto alla riunione. E lo stesso De La Cierva, nella successiva conferenza stam­pa ha delineato il volto di un evento che si preannun­cia grande già a partire dalle dimensioni. «Ci stiamo preparando per accogliere almeno due milioni di gio­vani – ha annunciato –. Di questi 750 mila dovrebbe­ro venire dall’estero. Ma al di là dei numeri il nostro de­siderio più grande è far sì che ognuno possa incontrare Cristo, come è nella finalità di tutte le Gmg e nel desi­derio del Papa». Anche per questo per la prima volta la Gmg potrà essere seguita su Facebook, Twitter e gli altri social netwok, ha spiegato il direttore esecutivo, annunciando che sono già al lavoro 70 community managers per fornire informazioni in 19 lingue al po­polo della rete. Sarà inoltre la Gmg delle «notti bian­che», data la propensione spagnola a «tirar tardi la se­ra». Perciò molti eventi culturali saranno dislocati nel­le ore notturne, compresa l’apertura dei principali mu­sei. Infine, nelle speranze del Comitato organizzatore, potrebbe essere anche «la Gmg più africana», dal mo­mento che la vicinanza al Continente nero, ha spiega­to De La Cierva, faciliterà l’arrivo di un più alto nu­mero di ragazzi dai diversi Paesi dell’Africa.

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PERCHE’ IL REGNO DI DIO, CHE E’ GIA’ FRA NOI, NON AVRA’ MAI FINE?

RIFLESSIONE – Dio offre a tutti gli uomini il suo Regno, li invita tutti alle grandi nozze del Figlio suo che venendo al mondo ha sposato la natura umana; nozze che aprono agli uomini la via della salvezza perché Cristo, lo Sposo, per mezzo della sua incarnazione ricondurrà gli uomini alla casa della vita, al Regno del Padre. La salvezza è il grande banchetto nuziale imbandito per tutta l’umanità; unica condizione per parteciparvi è accettare l’invito, tanto liberale quanto assolutamente gratuito. Ma come gli invitati della parabola, molti uomini si chiudono a questo invito e lo respingono ripetutamente. La salvezza è dono e chi non l’accetta vi si esclude da sé; è questo il significato della perdizione eterna, adombrata dal castigo inflitto a quanti hanno disprezzato l’invito alle nozze. Al loro posto vengono invitati altri e l’evangelista Luca specifica che sono i “poveri, storpi, ciechi, zoppi” (Lc.14,21); essi si affrettano al banchetto e rappresentano coloro che, consapevoli della propria indigenza, avvertono il bisogno di essere salvati e intuiscono che solo Dio può salvarli. La loro povertà li apre al dono divino.

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IL CASO/ Il successo dei vampiri di Eclipse: moda o sogno d’immortalità?

E’ già record di incassi per il terzo capitolo della saga vampiresca di Twilight, Eclipse, interpretato dagli idoli dei teenager Kirsten Stewart e Robert Pattinson. Ed è “vampiri-mania”, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La notizia sta su un giornale americano che si chiamaVampyres Only, che tradotto significa pressapoco: “Tuttovampiri”. Leggiamo: «ll dittatore Milosevic rappresenta un pericolo per la Serbia anche dopo la sua morte. Alcuni vampire hunters (cacciatori di vampiri) improvvisati  hanno già provato a piantare un paletto nel petto del defunto dittatore, ma non sono riusciti a raggiungere il cuore e hanno danneggiato solo la bara. La figlia di Milosevic ha, quindi, assoldato alcune guardie che vigilino sul corpo del padre». Fine della notizia. Siete basiti? Avete ragione. E non pensate che solo in Serbia possano liberamente circolare matti così che scorazzano per cimiteri a infilzare paletti nei cadaveri. L’Est europeo è pieno di simili storie. Proprio sui Carpazi, c’è il castello di Vlad III Tepes, detto l’Impalatore (principe guerriero romeno che combattè l’esercito ottomano) e soprannominato Dracul, cioè demonio. E se Transilvania significa “al di là della foresta”, si può ben supporre che da queste parti siano  abituati a guardare anche oltre la realtà. Nella zona di Snagov, a pochi chilometri da Bucarest, doveva sorgere il Dracula Park, una sorta di Disneyland dell’orrore, un investimento miliardario rimasto, per il momento, sulla carta. Le proteste degli ambientalisti, dell’Unesco e persino del principe Carlo d’Inghilterra hanno convinto il governo a rinviare la costruzione del baraccone vampiresco.Da tempo, Dracula e i suoi fratelli hanno però  lasciato i boschi della Transilvania per accomodarsi in più tranquille librerie, studi televisivi, pagine di giornali e remake dei film d’autore.   Nella letteratura, resta imbattuto il best-seller di Anne Rice, Intervista col Vampiro, mentre al cinema (il genere consta di almeno 300 pellicole) sono ancora Herzog con il suo Nosfe-ratu e F. Ford Coppola a dettare legge. Ma è soprattutto su internet che il principe succhia-sangue svolazza alla grande e affonda i canini nelle disponibili vene dei navigatori. La Rete si è trasformata ormai in un vero covo di pipistrelli, con decine e decine di siti dai nomi inconfondibili: vampiri.net, tenebra.com, bourbonstreet.com, dracula.it, vampangel.it o cuoreditenebra.it. La creatura dell’oltretomba, vive una nuova giovinezza, l’ennesima nella sua storia millenaria, alimentata dalle paure, incubi e paranoie dell’abitante della civiltà metropolitana. Nonostante il nichilismo della generazione attuale, anzi: proprio grazie a questo. Spazzati via sentimento e cultura religiosi, il Dio ucciso e morto viene sostituito dal Principe dello sprofondo, invincibile ed eterno révenant. Che non ha però il volto misericordioso e salvifico della divinità, ma la maschera orribile e terrificante del demone, della creatura oscena, costretta a uccidere per restare in vita.

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ITALIA PARAGUAY/ LIPPI (QUASI) BUONA LA PRIMA MA L’ITALIA C’È

TALIA – (Quasi) buona la prima. Ha ragione Daniele De Rossi quando dice che si guarda la metà del bicchiere dalla parte che più aggrada. E quella degli azzurri è ovviamente quella mezza piena poiché, in attesa di Brasile e Spagna – ed esclusa la splendida Germania – , non è che le altri grandi abbiano entusiasmato in un Mondiale che si presenta parecchio equilibrato nelle prime mosse.

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PUBBLICATO L’ANNUARIO ISTAT: IN QUESTO ANNO DI CRISI INTERNET NON CONOSCE ‘DEPRESSIONE’ E CRESCE

Pubblicato l’Annuario statistico italiano realizzato come di consueto da ISTAT: il 2009 si conferma l’anno della crisi e di Internet. Il 44% (40,2% nel 2008) della popolazione italiana è oggi un abituè delle rete. L’utilizzo del computer ha visto una crescita continua e costante dal 2007, attestandosi al 47,5% (44,9% nel 2008). Diminuisce così, anche se lontano dallo scomparire, il divario digitale geografico e di genere: gli uomini navigano più delle donne (49,8% contro il 39,4%). L’86% dei giovani tra i 15 e i 19 anni usa il pc tutti i giorni, mentre tra i 65 e i 74 anni lo fa il 9,9%, dai 75 anni in su lo fa il 2,4%. Analogamente avviene per internet. Anche nell’uso del computer li uomini (52,8%) battono le donne(42,5%). A livello territoriale, al Nord il pc è usato dal 51,5% della popolazione e Internet dal 48,3%, al Centro rispettivamente dal 48,8% e dal 46,8%, al Sud dal 41,5% e dal 38,0%. Di questi il 29% usa il pc e il 23,9% internet tutti i giorni al Nord, il 28,4% e il 23,9% al Centro e il 22,9% e il 17,8% al Mezzogiorno.

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RAFFORZARE LA PRESENZA CRISTIANA SU INTERNET: L’IMPEGNO DEI VESCOVI EUROPEI SUI NUOVI MEDIA

CITTA’ DEL VATICANO – La Chiesa non può ignorare Internet: è quanto sta emergendo con forza alla Plenaria della Ceem, la Commissione episcopale europea per i media, in corso in Vaticano sul tema “La cultura di Internet e la comunicazione della Chiesa”. In un messaggio indirizzato ai partecipanti all’incontro, Benedetto XVI invita i vescovi europei ad esaminare “questa nuova cultura e le sue implicazioni per la missione della Chiesa”. Nel testo, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Papa sottolinea che la “proclamazione di Cristo richiede una profonda conoscenza della nuova cultura tecnologica”. Stamani, la Plenaria si è incentrata sui social network. E’ stata, inoltre, presentata l’attività del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali nel campo di Internet. “La Chiesa ha bisogno di Internet, perché ha una Buona Novella da comunicare”: ne è convinto il cardinale arcivescovo di Zagabria, Josip Bozanic, che nel suo intervento ha sottolineato che in Internet si sta costruendo “il modello antropologico di domani”. Del resto, il porporato croato ha osservato che il peso crescente che la Rete sta assumendo nella vita delle persone e dei fedeli impone di annunciare il Vangelo anche nel mondo di Internet. Ed ha sottolineato che Internet “non è solo un recipiente che raccoglie diverse culture. Internet è cultura” e produce cultura. Di fronte a questa realtà, ha detto il vicepresidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, bisogna rammentare che la Chiesa ha sempre saputo “cogliere la bontà degli strumenti di comunicazione sociale per l’edificazione del genere umano”. E, dunque, l’interesse per i media e per Internet nasce dalla natura stessa della Chiesa quale “comunità dialogante”. Sulla necessità per la Chiesa di entrare nell’agorà di Internet, si è soffermato mons. Jean-Michel di Falco Léandri, vescovo di Gap e di Embrun, presidente della Commissione episcopale europea per i media. “Così come la croce ha il suo asse verticale e il suo asse orizzontale – ha detto il presule francese – così deve essere la nostra evangelizzazione nella Rete: orizzontale per la sua estensione, verticale per la sua profondità e la sua qualità”.

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GLI ITALIANI IN FILA PER UN PASTO. 3 MILIONI DI FAMIGLIE VARCANO LA SOGLIA DELLA POVERTA’! VERGOGNA!

notiziaROMA – La contestazione dei Papaboys attraverso i siti web ed i gruppi su Facebok a nostra disposizione è appena iniziata, obiettivo chiaro: creare un movimento neanche troppo silenzioso e pronto a scenere in piazza se servisse, che porti alla riduzione degli ‘stipendi vip’ quelli cioè (con fior fior di benefit) di politici, personagi tv e sportivi. E’ possibile che sia solo un’utopia? Noi pensiamo di no, e non abbiamo voglia di fare passi indietro! Il 4,4% delle famiglie residenti, vale a dire tre milioni di italiani, vive sotto la soglia di povertà alimentare. È questo il dato principale che emerge dal rapporto “La povertà alimentare in Italia. Prima indagine qualitativa e quantitativa” presentato in Campidoglio, condotto su dati del Banco alimentare da Fondazione per la Sussidiarietà – in collaborazione con l’Università Cattolica e Bicocca – e sostenuto da Banca Prossima, Banca del gruppo Intesa Sanpaolo e Nestlè. Secondo la ricerca, una famiglia di due persone viene considerata povera se ha una spesa per cibo e bevande, in un mese, inferiore ai 222,29 euro. Questo importo (che serve ad acquistare beni primari come pane, pasta e carne) costituisce il limite minimo individuato su base nazionale, ma subisce delle oscillazioni se si considerano le diverse aree geografiche della Penisola. Per tenere conto del differente costo della vita, la ricerca ha infatti individuato diversi indici a livello regionale: così le soglie di povertà variano a Nord tra i 233-252 euro, al centro tra i 207-233 euro e nel Mezzogiorno tra i 196-207 euro.

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POLIZIA E YOUTUBE AIUTANO GIOVANI A NAVIGARE SICURI SU WEB CON IL PROGETTO ‘NON PERDERE LA BUSSOLA’

ROMA – Aiutare i giovani a “Non perdere la bussola” durante la navigazione in Internet e ad evitare cosi’ le insidie, a cominciare dagli ‘attentati’ alla privacy, che si celano in Rete: e’ l’obiettivo dell’iniziativa congiunta della Polizia delle comunicazioni e di Youtube, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca, che punta alla sensibilizzazione dei ragazzi tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Rete e dell’uso responsabile delle community on line. Destinatari dell’iniziativa gli studenti ma anche gli insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori su tutto il territorio nazionale. Il progetto educativo intende fornire loro strumenti conoscitivi e didattici per garantire una navigazione in Internet consapevole e sicura. “E’ da anni che la Polizia di Stato opera per far si’ che i rischi della Rete, soprattutto nei confronti dei minori non debbano costituire un limite allo siluppo della comunicazione sul web”, ha spiegato Maurizio Masciopinto, direttore delle relazioni esterne del Dipartimento di pubblica sicurezza.

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http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2837

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LA RETE INTERNET SI MOBILITA PER IL TERREMOTO IN ABRUZZO. GRUPPI DI SOSTEGNO, INTERVENTO E PREGHIERA

ROMA – Nel terzo millennio della comunicazione digitale la rete internet si mobilita in seguito ai drammatici eventi che hanno colpito la regione Abruzzo, procurando più di 100 morti e migliaia di feriti. Emerge ancora una volta la solidarietà dell’Italia – paese unico al mondo anche per questo aspetto sociale. Non solo gruppi di discussione e di sostegno, ma anche gruppi di preghiera ‘online’ per questa catastrofe. Il terremoto che la scorsa notte ha colpito l’Abruzzo sta avendo una vasta eco anche nella Rete, i cui strumenti diventano preziosi veicoli d’informazione per chi vuole avere notizie su amici e parenti e per chi ha deciso di fornire aiuto concreto. Dai social network come Facebook ai servizi come Twitter, che permettono di essere aggiornati in tempo reale, fino ai forum come il nostro e ai siti amatoriali, chi ha accesso a Internet si sta mobilitando per sincerarsi della salute dei conoscenti e per predisporre iniziative che siano d’aiuto alle popolazioni colpite. Su Facebook …

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2464

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News regionali pubblicate sul sito dei Papaboys

LAZIO – IL 28 MARZO MESSA IN LATINO CON IL RITO TRIDENTINO PRESIEDUTA DA MONSIGNOR RINO FISICHELLA

OMA – Una messa solenne con il rito latino liberalizzato da Papa Benedetto XVI sara’ celebrata dall’Arcivescovo Rino Fisichella (nella foto), rettore della Pontificia Universita’ Laternenese e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il prossimo 28 marzo alle 10.00 all’Abbazia di Tre Fontane. La celebrazione avra’ luogo in occasione del pellegrinaggio che compiranno a Roma, in occasione dell’Anno Paolino, sacerdoti e seminaristi dell’Istituto ‘Cristo Re’, che e’ stato fondato per i tradizionalisti rimasti o rientrati nella piena comunione con la Santa Sede. Il superiore generale dell’Istituto, Monsignor Gilles Wach, celebrera’ con lo stesso rito il giorno dopo, domenica 29, nella Chiesa di ‘Gesu’ e Maria al Corso’, da tempo concessa dal Vicariato di Roma per le celebrazioni con il rito antico.

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MARCHE – DIOCESI: FANO, FACEBOOK “TRA VITA REALE E VIRTUALE”

 

FANO – Erano presenti oltre 100 giovani all’incontro organizzato dal Comune di Fano, assessorato alle Politiche Giovanili, sul tema “Facebook tra vita reale e virtuale”, tenutosi il 19 marzo presso l’Oratorio S. Cristoforo di Fano. La serata – informa oggi la diocesi – è iniziata con una analisi degli “effetti sociali di massa” che lo strumento mediatico ha sui i rapporti interpersonali, creando “quasi una dipendenza dello stare on line”, un fenomeno che ha sostituito l’incontro reale, cambiando la vita dei giovani…

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PIEMONTE – GIOVANI A TORINO INCONTRO ECUMENICO PER “CUSTODIRE LA CREAZIONE”

 

TORINO – “La paura porta le tradizioni religiose a chiudersi. Mentre la speranza chiede di osare la pace”. Lo ha ricordato mons. Luigi Bettazzi, presidente emerito di Pax Christi, questa mattina a Torino, nel corso della presentazione dell’iniziativa ecumenica “Ri/crearsi, abitare la terra, custodire la creazione” che si svolgerà a Torino il 28 e 29 marzo, con lo slogan “Osare la pace nella fede”…

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TOSCANA – DIOCESI DI AREZZO. SEMINARIO TRA SCIENZA & FEDE ALLEATE PER LA VITA

 

AREZZO -La Diocesi di Arezzo organizza per sabato 4 aprile presso l’Auditorium Pieraccini dell’Ospedale San Donato di Arezzo un Seminario Regionale di Studi dal titolo “La Procreazione Responsabile a 40 anni dall’Humanae Vitae: il cammino della scienza e della cultura.” La giornata è patrocinata dall’Associazione casa Betlemme, Associazione Medici Cattolici, Associazione Scienza & Vita Movimento per la Vita, Pastorale Familiare, Ufficio Scuola, Pastorale Giovanile, Associazione Metodo Ovulazione Billings Toscana…

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FACEBOOK: PER 72% GIOVANI E’ UTILE PER COMUNICARE. PRESENTE ANCHE IL ‘PAPABOYS GROUP’

ROMA – Oltre il 30 per cento degli italiani utilizza “Facebook” come strumento di comunicazione. Nonostante il 38,1 per cento degli intervistati dichiari di non essere iscritto a quello che oggi rappresenta un vero e proprio “fenomeno di interazione del millenio”, secondo i dati diffusi dall’Eurispes nell’ultimo “Rapporto Italia”, sono soprattutto i giovanissimi (ragazzi tra i 18 e i 24 anni) a credere che Facebook rappresenti “uno strumento utile per trovare vecchi conoscenti (72,1%) e per trascorrere il tempo (49,6%). Tra i non iscritti al famoso social network prevalgono, invece, coloro che appartengono alla fascia di eta’ compresa tra i 45 e i 64 anni (44,6%), mentre non ha addirittura mai sentito parlare di Facebook ben il 65% degli gli ultra65enni. Il numero piu’ consistente degli iscritti a questo social network si rintraccia nelle regioni centrali italine (39,3%). Al contrario, tra i non iscritti spiccano gli abitanti del Noprd-Est (49,5%), i quali, pur essendo a conoscenza di questa nuova realta’ di comunicazione interattiva, preferiscono non utilizzarla, a vantaggio dei mezzi di comunicazione tradizionali.

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IL PAPA PRESENTE SU YOU TUBE CON UN CANALE DEDICATO. PROPRIO COME I PAPABOYS…

CITTA’ DEL VATICANO – “In quest’anno dedicato all’Apostolo delle genti, e nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, imploriamo il Signore affinché ci aiuti a raggiungere di nuovo la piena unità nel suo Corpo!”: così Benedetto XVI ha salutato ieri, dopo la recita dell’Angelus, i pellegrini di lingua inglese. Richiamando il Messaggio per la 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, diffuso il 23 gennaio e dedicato alle nuove tecnologie, il Papa ha osservato che queste “hanno reso Internet una risorsa di estrema importanza, specialmente per la cosiddetta ‘generazione digitale’”. “Senza dubbio – ha proseguito il Pontefice – un saggio utilizzo della tecnologia delle comunicazioni consente alle comunità di formarsi con modalità che promuovono la ricerca del vero, del bene e del bello, oltrepassando i confini geografici e le divisioni etniche”. A tale fine, ha spiegato Benedetto XVI, “il Vaticano ha lanciato una nuova iniziativa (You Tube) che renderà le informazioni e le notizie provenienti dalla Santa Sede prontamente accessibili sul world wide web”. Di qui l’auspicio che tale iniziativa “arricchisca un gran numero di persone, compresi coloro che non hanno ancora trovato risposta al loro anelito spirituale, attraverso la conoscenza e l’amore di Gesù Cristo” di cui la Chiesa porta il messaggio “fino ai confini della terra”.

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NEL SOCIAL NETWORK ‘AMICO’ E` PAROLA GROSSA. OCCHIO AI BIDONI DELLA RETE

RETE – “Settecento invitati e mi ritrovo da solo a bere una birra”. Fino a che punto le amicizie virtuali possono riverberarsi nel mondo reale? Lo ha sperimentato a proprie spese Hal Nieddzviecki, scrittore e studioso di cultura pop che, forte dei suoi numerosi contatti sul social network più famoso al mondo, ha lanciato l’idea di una festa a Toronto invitando appunto tutti i suoi “amici”. All’appuntamento non si è presentato nessuno. Le sue conclusioni, che saranno raccolte in una ricerca di prossima pubblicazione, sono sconfortanti: “Non interessano più le interazioni nella vita reale, ma solo mettersi in mostra per ottenere attenzione”. Inserite in un grande calderone, le relazioni tendono a far svanire la necessaria gerarchia di reciprocità. In altre parole, non tutti coloro che includiamo nella macrocategoria “amici” hanno lo stesso livello di famigliarità con noi. La profondità dei nostri legami è graduata e dipende dalla condivisione reciproca. Quanti “amici” possiamo contare nel nostro network? Con quanti di loro riusciamo ad intrattenere rapporti “veri”, al di fuori del virtuale? Siamo così condizionati dai reality da aver perso il contatto con la realtà? Nella frenesia del nostro tempo abbiamo abdicato all’amicizia surrogata?

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I GIOVANI E I MEDIA DIGITALI, UNO STUDIO ETNOGRAFICO

USA – Negli Stati Uniti il Digital Youth Project mette a fuoco le potenzialità sociali, umane e didattiche del rapporto tra media digitali e giovani. Analizziamo i risultati con Matteo Bittanti, esperto di culture videoludica e collaboratore del progetto. Che cosa fanno davvero gli adolescenti online? È tutta una perdita di tempo, o peggio, qualcosa di pericoloso? Oppure i new media servono a estendere amicizie, approfondire relazioni, espandere interessi? Queste alcune delle questioni affrontate in una ricerca appena pubblicata, Living and Learning with New Media, lo studio etnografico finora più ampio e articolato riguardo l’uso dei media digitali da parte dei giovani statunitensi: 800 giovani e giovani adulti intervistati, un totale di oltre 5.000 ore di osservazione online, un team di 28 ricercatori in sparsi nel Paese, coordinati dalla University of Southern California a Irvine e dalla University of California a Berkeley. Sponsorizzata dalla MacArthur Foundation nell’ambito del programma Digital Media and Learning, l’indagine ha diffuso pochi giorni fa i risultati online sotto Creative Commons, inclusa l’ampia bozza di quello che sarà il volume cartaceo previsto l’anno prossimo presso MIT Press. Risultati che, va chiarito, riguardano strettamente i giovani statunitensi e rifuggono facili generalizzazioni. È solo l’inizio di un più ampio lavoro in corso, denominato appunto Digital Youth Project: in primavera 2009 partirà la seconda fase, con un terzo dei collaboratori che hanno partecipato finora, sempre coordinati da Mizuko (Mimi) Ito, maggiormente mirata sugli aspetti critici, oltre che inclusiva di giovani utenti in vari Paesi dell’America Latina.

Il progetto appare dunque complementare e parallelo alle indagini curate, sulla costa opposta, dal Berkman Center for Internet & Society (Harvard University), che per ora hanno trovato sintesi nel volume Born Digital e annesse appendici online, di cui abbiamo scritto recentemente su Apogeonline. Nell’un caso e nell’altro trattasi di dare voce direttamente ai giovani, con percorsi dal basso e trasversali, e offrire interpretazioni contestualizzate per porre nella giusta prospettiva elementi positivi e negativi del quadro generale. Soprattutto, si tratta di spazzar via quei miti urbani duri a morire, che, complici parecchi media tradizionali, alimentano ancora l’idea di un “lato oscuro della Rete” sostanzialmente inesistente.

Per leggere tutto il testo visita: http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=1992

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