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CINEMA / IL GRANDE SOGNO: MEGLIO GLI ATTORI DEL REGISTA, AL QUALE MANCANO ANELLI DI PASSAGGIO

filmRECENSIONE FILM – Cosa sarà mai stato questo ormai mitizzato 1968? Secondo qualcuno una grande rivoluzione. Secondo altri un tentativo di marca americana di destabilizzare la cultura europea. Secondo Bernardo Bertolucci («The Dreamers») un’ondata ormonale che dura tutt’oggi. Secondo Lindsay Anderson («Se…») un’esplosione di rabbia nei confronti delle istituzioni togate. Secondo Michele Placido, che lo ha vissuto in prima persona da recluta della polizia, un marasma nel quale si potevano ascoltare frasi tanto celebri quanto fatte, osservare esplosioni di violenza senza colpevoli e innocenti o vincitori e vinti, scegliere una parte o l’altra a seconda dell’ispirazione o della necessità, perdere la verginità come atto più di protesta che d’amore. Il tutto, naturalmente, in prospettiva di un inquadramento che, una volta passata la tempesta, avrebbe ricondotto la maggioranza a un nuovo tipo di conformismo. Così nasce «Il grande sogno», cui avrebbe maggiormente giovato un titolo che gli amanti del cinema conoscono molto bene: «La grande illusione».

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VERSO L’EDEN» UNA SORTA DI FIABA SURREALE E OCCASIONALMENTE POETICA

CINEMA – Forse rendendosi conto che l’età (76 anni) e una certa stanchezza non gli permettono più di lanciarsi nei suoi pamphlet politici che da «Z» a «Missing» gli hanno dato fama e fortuna, Costa-Gavras, che non intende rinunciare a guardarsi intorno e ad analizzare la realtà che lo circonda, per raccontare la storia di un emigrante e delle sue traversie in un lungo viaggio verso Parigi sceglie un cambio di tono e di registro espressivo. Così «Verso l’Eden» diventa una sorta di fiaba surreale e occasionalmente poetica, rinunciando fin dall’inizio a una rappresentazione realistica che avrebbe per forza di cose invocato il registro drammatico. Che si tratti di un dramma è fuori di dubbio. Ma è anche vero che l’autore ha optato per una rappresentazione leggera, spesso sognante, che se non intacca l’importanza dell’assunto rischia talvolta di fuorviare per eccesso di astrazione. Ricordiamo comunque che non è il caso di parlare di esperimento: già ne «La piccola apocalisse»

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