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GIOVANI (Roma) – Anche quest’anno Roma Capitale è attivata per organizzare corsi professionali gratuiti di durata biennale e triennale rivolti a ragazzi di età compresa fra i 14 ai 18 anni, anche per i giovani con disabilità. I corsi, organizzati dai Centri di Formazione Professionale sparsi su tutto il territorio del Comune di Roma, sono stati istituiti dal Campidoglio che, da decenni, forma i giovani romani, insegnando loro un mestiere. Attraverso questi corsi di formazione il ragazzo può sviluppare competenze, tecniche e pratiche, che potranno aiutarlo nella ricerca di un posto di lavoro, sia come dipendente che nell’aprire una propria attività.

Sono molteplici le discipline dei CFP tra cui gli studenti possono scegliere: grafico pubblicitario, grafico informatico, operatore hardware, elettricista, montatore, meccanico, estetista, operatore della ristorazione e molti altri ancora. I corsi sono organizzati in lezioni teoriche con esercitazioni di laboratorio in aula, e offrono la possibilità di svolgere dei tirocini presso aziende convenzionate, sotto l’occhio osservatore di un tutor. Le lezioni sono articolate in tre livelli: i corsi di primo livello, della durata di 2-3 anni, sono rivolti ad un target di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, che abbiano terminato la scuola del’obbligo; il target di riferimento dei corsi di secondo livello, di durata variabile tra le 600 e le 1.200 ore, sono i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni, che hanno terminato gli studi secondari.; infine, i corsi di terzo livello, rivolti principalmente a giovani neolaureati o disoccupati, che si prefiggono di fornire ai ragazzi un alto livello di specializzazione. Oltre a tutti questi, sono previsti anche dei percorsi formativi individuali. Al termine dei CFP gli studenti, dopo aver superato un esame, otterranno l’attestato di qualifica professionale che permetterà loro di accedere al mondo del lavoro.

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L’OMAGGIO FLOREALE E LA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI ALL’IMMACOLATA CONCEZIONE IN PIAZZA DI SPAGNA

CITTA’ DEL VATICANO – Come e’ tradizione, Benedetto XVI ha portato un cesto di rose alla Madonna che veglia sulla citta’ di Roma dalla colonna di Piazza di Spagna, per unirsi all’omaggio compiuto da tanti romani “che si sentono spiritualmente figli della Vergine Maria”. “Simbolicamente – ha detto il Papa – le rose possono esprimere quanto di bello e di buono abbiamo realizzato durante l’anno, perche’ in questo ormai tradizionale appuntamento tutto vorremmo offrire alla Madre, convinti che nulla avremmo potuto fare senza la sua protezione e senza le grazie che quotidianamente ci ottiene da Dio. Ma, come si suol dire, non c’e’ rosa senza spine, e anche sugli steli di queste stupende rose bianche non mancano le spine, che per noi rappresentano le difficolta’, le sofferenze, i mali che pure hanno segnato e segnano la vita delle persone e delle nostre comunità”. “Alla Madre – ha spiegato il Pontefice – si presentano le gioie, ma si confidano anche le preoccupazioni, sicuri di trovare in lei conforto per non abbattersi e sostegno per andare avanti”. “Come un figlio alza gli occhi al viso della mamma e, vedendolo sorridente, dimentica ogni paura e ogni dolore – ha proseguito il Santo Padre -, cosi’ noi, volgendo lo sguardo a Maria, riconosciamo in lei il ‘sorriso di Dio’, il riflesso immacolato della luce divina, ritroviamo in lei nuova speranza pur in mezzo ai problemi e ai drammi del mondo”. A Lourdes, ha rammentato il Papa, “la Vergine rivelo’ il suo nome dicendo: ‘Io sono l’Immacolata Concezione’. Oggi anche noi ripetiamo con commozione quel nome misterioso. Lo ripetiamo qui, ai piedi di questo monumento nel cuore di Roma; e innumerevoli nostri fratelli e sorelle fanno altrettanto in mille altri luoghi del mondo, santuari e cappelle, come pure nelle case di famiglie cristiane. Dovunque vi sia una comunita’ cattolica, la’ oggi si venera la Madonna con questo nome stupendo e meraviglioso: o Madre Immacolata, che sei per tutti segno di sicura speranza e di consolazione, fa’ che ci lasciamo attrarre dal tuo candore. La tua Bellezza ci assicura che e’ possibile la vittoria dell’amore; anzi, che e’ certa; ci assicura che la grazia e’ piu’ forte del peccato, e dunque e’ possibile il riscatto da qualunque schiavitù”. “Maria – ha continuato Benedetto XVI rivolgendosi direttamente alla Vergine -, tu ci aiuti a credere con piu’ fiducia nel bene, a scommettere sulla gratuita’, sul servizio, sulla non violenza, sulla forza della verita’; ci incoraggi a rimanere svegli, a non cedere alla tentazione di facili evasioni, ad affrontare la realta’, coi suoi problemi, con coraggio e responsabilita’.

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STASERA APPUNTAMENTO IN SAN PAOLO: IL COMMENTO ALLA LETTERA AI ROMANI

ROMA – Cosa direbbe San Paolo alla Chiesa che è in Roma e agli abitanti della città, se scrivesse oggi la sua “Lettera ai Romani” ? Questa sera, Lunedì 27 ottobre 2008, alle 20,30, nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, il Cardi-nale Vicario, Agostino Vallini, e il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, renderanno omaggio alla figura dell’Apostolo e offriranno una testimonianza sull’Epistola che egli indirizzò ai Romani duemila anni fa. E’ il primo di cinque Incontri che, da qui a primavera, metteranno i protagonisti del nostro tempo a confronto con le lettere paoline, nei diversi ambiti della politica, dell’economia, dell’informazione, dello spettacolo e dello sport. “L’iniziativa – spiega il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica – vuole corrispondere al duplice intento con cui il Santo Padre Benedetto XVI ha in-detto l’Anno Paolino: da un lato la necessità di conoscere meglio San Paolo, nel bimillenario della nascita, e dall’altro l’esigenza di mettere in evidenza la dimensione ecumenica in ogni attività dell’Anno Paolino”.

Oltre alle testimonianze, gli incontri prevedono l’intervento di un biblista di fama: il primo sa-rà Mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, seguito da Ri-naldo Fabris, Presidente dell’Associazione Biblica Italiana, dallo studioso neotestamentario Romano Penna, da Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, e, coerentemente con il pro-filo ecumenico dell’Anno Paolino, dal teologo valdese Paolo Ricca. “Come titolo dell’intero ciclo abbiamo scelto San Paolo parla – prosegue il Cardinale – per-ché non ci limiteremo al commento, ma riascolteremo anche i brani più celebri delle Epistole, letti di volta in volta da un noto attore, come se la voce dell’Apostolo risuonasse ancora nella Basilica”

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