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ATTENTATO IN LIBANO: UCCISO UN MILITARE ITALIANO, ALTRI 4 FERITI. UNO È GRAVISSIMO

ESTERI (Beirut) – Un militare italiano della missione Unifil in Libano è rimasto ucciso e un altro è in gravissime condizioni in seguito a un attacco contro i mezzi dell’Onu. Sono rimasti feriti anche altri quattro soldati italiani e, secondo il sito di al-Manar, tv vicina al movimento sciita Hezbollah, anche due civili libanesi. L’attentato è stato provocato dall’esplosione di una bomba presso Sidone, a circa 40 km a sud di Beirut, che ha fatto saltare in aria il veicolo sul quale viaggiavano i militari italiani. L’ordigno era stato nascosto dietro la barriera di cemento armato sul ciglio della superstrada Sidone-Beirut. Il convoglio era composto da quattro veicoli e la deflagrazione ha colpito l’ultima.

I soldati italiani sono in Libano dal settembre 2006 nell’ambito della missione Leonte, che fa parte dell’intervento Onu denominato Unifil. L’Italia partecipa alla missione internazionale con un contingente di 1.780 militari. Il 10 maggio c’era stato il passaggio di consegne nel settore ovest della missione Unifil fra la brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli e la brigata meccanizzata Aosta. Al quartier generale del contingente italiano, base Millevoi, si era svolto l’avvicendamento tra i comandanti delle due brigate, i generali Guglielmo Miglietta e Gualtiero Mario De Cicco. Per la brigata Aosta, stanziata in Sicilia, si tratta della prima missione in Libano, dopo varie missioni svolte negli anni passati nei Balcani.

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“A SCUOLA INFORMA”: DA MODAVI ONLUS UN PROGETTO DI ALIMENTAZIONE E SPORT PER I RAGAZZI OBESI

GIOVANI (Italia) – Il progetto educativo “A scuola InForma” lancia l’allarme sulle abitudini alimentari e le attività fisiche degli adolescenti: i giovani fanno poco sport e circa il 64% passa più di tre ore al giorno davanti la televisione. L’iniziativa è stata realizzata da Modavi Onlus con il patrocinio del ministro della Gioventù e del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del consiglio dei ministri. “A scuola InForma” è rivolto a 20 mila studenti dai 13 ai 18 anni, ai loro genitori e insegnanti ed è realizzato in 5 regioni italiane dove il problema del sovrappeso risulta maggiormente diffuso: Lazio, Puglia, Calabria, Campania e Sicilia. In totale sono coinvolte 40 scuole situate in 9 capoluoghi di provincia. Obiettivo del progetto è favorire stili di vita legati ad una corretta alimentazione e alla pratica di attività sportive attraverso interventi educativi nelle scuole da parte di 18 nutrizionisti, 9 psicologi e 15 sport trainer, coordinati da 9 operatori locali. Il rischio dell’obesità, soprattutto nell’età giovanile, è causato non solo dalle cattive abitudini alimentari ma anche da uno stile di vita troppo sedentario e da una mancanza di esercizio fisico che è fondamentale per la salute. “Sono due anni e mezzo – afferma Emanuela Rampelli, dirigente del dipartimento della Gioventù della Presidenza del consiglio – che il ministro della Gioventù è impegnato sul fronte della promozione di stili di vita salutari, all’interno della piattaforma “Guadagnare Salute” realizzata in collaborazione con il ministero della Salute. Siamo lieti di patrocinare un’iniziativa quale “A scuola InForma” e ansiosi di conoscerne, a conclusione, i risultati”. 

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EDITORIALE – QUEI FANTASTICI SOGNI DI PACE SCHIANTATI SULLA TESTA DELL’EX AMICO GHEDDAFI

ESTERI (LIBIA)- L’opinione pubblica, forse, non lo ha ancora pienamente realizzato, ma siamo in guerra. In una guerra, per giunta, di cui non sono pienamente comprensibili le finalità e le possibili conseguenze e ripercussioni, né tantomeno la posizione del nostro Paese. Un paese che fino a quattro mesi fa (ma già con il Governo Prodi) accoglieva e più recentemente “baciava le mani” a quello che oggi sembra essere diventato il nemico numero uno del mondo, il leader libico Muammar Gheddafi. Rispetto ad allora, il Rais non è più il benvenuto in Italia: la nostra posizione, come le due guerre mondiali insegnano, non è mai effettivamente la “nostra”, quanto piuttosto una sintesi, spesso approssimativa, dei ragionamenti e degli interessi dei paesi coinvolti. Se è vero che la politica estera italiana sembra non avere ancora stabilito quale sia la strategia migliore da adottare (per usare un eufemismo), nel resto d’Europa la situazione non appare molto più limpida. Netta presa di posizione è quella della Germania, che attraverso il ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha ribadito il suo “no” all’operazione militare contro la Libia, chiarendo – se ce ne fosse ancora bisogno – che l’Europa non dispone di una leadership all’altezza della gravità della sfida.

A sostenere con decisione la via delle armi – con l’implicito assenso degli Stati Uniti, mascherato da apparente disinteresse – ci ha pensato il nuovo asse Gran Bretagna-Francia con il Presidente francese Nicolas Sarkozy che ha impegnato la Francia in un conflitto armato in nome dei diritti dell’uomo, facendosi promotore del vertice di Parigi che ha preceduto di poche ore l’avvio delle incursioni aeree. “Presa in contropiede dalla rivoluzione tunisina, timorosa rispetto a quella che ha destituito Mubarak – si legge su Libération – Parigi si ritrova all’offensiva nel caso della Libia”, che aggiunge un poco rassicurante “Finalmente! La comunità internazionale, per una volta degna di tale nome, è riuscita ad adottare una linea chiara sulla Libia”. Un commento che ci sembra inquietante per due motivi: questa “unità” della comunità internazionale sulla questione libica appare più come un esercizio propagandistico che una descrizione della realtà dei fatti; discutibile non solo la sostanza ma anche la forma di quello che il quotidiano ha voluto comunicare: quel “finalmente” accompagnato da un bel punto esclamativo sembra quantomeno inopportuno in un contesto bellico. Indubbiamente la Libia rappresenta per la Francia una vera e propria terra di conquista. Petrolio e gas, ma non solo. Con questo intervento la Francia vuole imporre la sua leadership sul Mediterraneo, sfruttando il già citato disinteresse americano e la debolezza internazionale dell’Italia.

Veniamo appunto al nostro paese. Il ministro La Russa spiega che “I nostri aerei ieri hanno partecipato alle operazioni” per neutralizzare le fonti radar nemiche, e quindi “rendono impossibile alla contraerea libica di colpire. Sono stati accompagnati dai nostri caccia che funzionano in questo caso da scorta”. L’obiettivo più ampio della missione, ha spiegato La Russa “è mettere a tacere la contraerea libica per realizzare la no-fly zone”. Il comando alleato deve verificare se è vera l’affermazione secondo la quale Gheddafi avrebbe proclamato una sorta di “cessate il fuoco”, o se è vera quella di qualche ora prima, in cui diceva che avrebbe “combattuto a lungo”. Siamo in guerra, quindi, ma non troppo. Vige, del resto, la pur sempre valida formula dell’esportazione della democrazia. Per il ministro degli esteri Franco Frattini “in Libia non ci deve essere una guerra e l’Italia intende verificare la coerenza dell’azione della coalizione internazionale con il rispetto della risoluzione 1973 dell’Onu”. Lo stesso ministro Frattini ha chiesto a Bruxelles che la struttura di comando delle operazioni in Libia passi sotto l’ombrello della Nato, trovando la ferma opposizione della Francia. Ci voleva la guerra per mettere (quasi) d’accordo Governo e opposizione: per il segretario del Pd Pierluigi Bersani “bisognava agire prima” ma, aggiunge, “abbiamo fatto la cosa necessaria”. I pochi “no” giungono specialmente dalla Lega Nord, con Roberto Calderoli che ha punzecchiato il ministro La Russa rimproverandogli di essere “il ministro della Difesa e non della guerra”. A preoccupare il Carroccio è soprattutto l’eventualità di una nuova ondata di profughi . Tra le poche altre voci fuori dal coro, il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, che ha espresso “grande preoccupazione” per lo sviluppo degli eventi.

Nonostante il Governo italiano non si mostri eccessivamente preoccupato dalle ripercussioni che l’intervento in Libia potrebbe causare al nostro Paese, il rischio di attentati non va sottovalutato: il ricordo è quello di due missili sganciati dalla Libia contro la Sicilia nel 1986 che avrebbero dovuto colpire un’installazione militare Loran statunitense situata sull’isola, come ritorsione per il bombardamento della Libia da parte degli Stati Uniti nell’operazione ‘El Dorado Canyon’. Nel frattempo è iniziata la seconda fase dell’operazione “Odissey Dawn”, con gli aerei degli alleati britannici, francesi ed americani che continuano ad assediare le basi dell’esercito libico. Secondo le ultime indiscrezioni, in seguito ai raid contro edifici del bunker di Gheddafi, sarebbe rimasto ucciso il figlio del raìs, Khamis. Gli attacchi degli alleati contro gli obiettivi militari del leader libico non si fermano. Intanto dal Pentagono giungono conferme sul conferimento alle truppe franco-britanniche del comando della operazioni militari contro l’esercito libico. Per quanto concerne l’Italia, gli aerei Tornado rientrati a Trapani nella serata di ieri hanno completato appieno la missione. Ulteriori notizie dalla Libia parlano di una nuova terribile strategia adottata dalle truppe di Muammar Gheddafi a Misurata: portare civili nella città per usarli come scudi umani. A riferire alla Bbc la sconvolgente testimonianza è stato un portavoce dei ribelli che ha raccontato che proprio a Misurata sette persone sono rimaste vittime degli scontri con le forze fedeli al colonnello.

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FONTANE DI LUCE E MUSICA IN PIAZZA POLITEAMA, I GIOVANI DI SICILIA CREDONO NEL CAMBIAMENTO.

PALERMO, SABATO 2 OTTOBRE 2010 – Mancano ormai poche ore all’arrivo di Papa Benedetto XVI a Palermo e le strade del capoluogo siciliano sono già piene di giovani in festa. I Papaboys di Sicilia non potevano mancare a questo appuntamento per testimoniarvi questa nuova esperienza di fede. Sabato pomeriggio alle 18 i Vescovi provenienti da diverse diocesi siciliane hanno incontrato i giovani, palermitani e non, per riflettere con loro sui temi che ci stanno più a cuore in questo momento: lavoro, scuola e università, giustizia e legalità, cittadinanza attiva e ambiente. Le “Fontane di Luce” (questo il nome dato alle catechesi dei Vescovi) hanno davvero illuminato la nostra mente. Ho ascoltato a lungo S.E. Mons. Salvatore Muratore (Vescovo della diocesi di Nicosia in provincia di Enna) che ha affrontato l’ambito di riflessione relativo all’ambiente nella chiesa di S. Anna La Misericordia. S. E. Mons. Muratore ha dato il benvenuto ai giovani di Acireale e alle famiglie di Mazara del Vallo con queste parole: “Mi auguro che voi giovani attingendo alle fontane di luce possiate diventare delle fiaccole di luce” […] Dio ha messo il segno più su tutte le cose. C’entra la fede con l’ambiente? Dove sta andando l’umanità? Quale futuro sta preparando? Cosa dobbiamo fare? Lo stupore è la molla della vita.

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SICILIA – LA DIOCESI DI NOTO «ASPETTANDO IL PAPA A PALERMO»

NOTO – La Consulta Regionale di Pastorale Giovanile e la Consulta Regionale di Pastorale Familiare propongono un Convegno, per le équipe diocesane, i responsabili di Movimenti, Associazioni, gruppi ecclesiali ecc. presenti nelle Chiese di Sicilia, per la riflessione, il confronto e l’arricchimento reciproco. Il tema della riflessione sarà: “Lo sguardo del coraggio… per una educazione alla speranza”. «Ci prefiggiamo – fanno sapere dalla Diocesi – di ritornare allo sguardo di Gesù Cristo, per sentirci amati profondamente da Lui e con questo amore essere coraggioso seme di trasfigurazione della nostra società». Benedetto XVI concluderà il Convegno, incontrerà tutti i giovani e le famiglie e «darà la Sua sapiente e autorevole parola, affinché i siciliani possano ritrovare sempre più il coraggio di testimoniare la fede e vivere nella speranza la realizzazione di un futuro migliore». L’incontro con i Vescovi di Sicilia per le “Fontane di Luce”, in venti chiese del centro di Palermo, i laboratori e le iflessioni degli esperti saranno motivo di riflessione e di programmazione dell’azione pastorale nella nostra Isola. I relatori e gli esperti invitati al Convegno sono siciliani.

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DAL NORD AL SUD CONTINUA L’ATTIVITA’ DEI PAPABOYS ITALIANI TRA PREGHIERA ED IMPEGNO SOCIALE

ROMA – Continua a svilupparsi l’attività dei giovani dell’Associazione Nazionale Papaboys nelle varie regioni italiane, con la ripresa dei gruppi settimanali di incontro e preghiera nelle località e diocesi nelle quali l’Associazione è presente ed anche con particolari iniziative che attraversano, oltre i momenti di recita del Santo Rosario, Celebrazioni ed Adorazioni Eucaristiche anche la sfera dell’impegno sociale, sempre diretto al coinvolgimento dei giovani, specialmente quelli più lontani dall’annuncio del Vangelo, obiettivo principale dei Papaboys. E’ il caso per esempio della Regione Campania, dove l’attivissimo delegato regionale Massimo Manzolillo sta concretizzando per il secondo anno il ‘Festival Nazionale della Legalità’, in previsione a Teggiano (Salerno) per i giorni 24 e 25 di questo mese di ottobre.

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ALL’ANGELUS SOLIDARIETÀ DEL PAPA PER VITTIME DEI DISASTRI NATURALI IN ASIA, PACIFICO E MESSINESE

CITTA’ DEL VATICANO – L’apertura dei lavori sinodali nella Basilica vaticana ha occupato anche il pensiero rivolto da Benedetto XVI alle molte migliaia di persone radunatesi a mezzogiorno in Piazza San Pietro per la preghiera dell’Angelus. Ma a commuovere la folla sono state soprattutto le parole di cordoglio del Papa per le vittime e gli scampati ai numerosi disastri naturali, che a più riprese nei giorni scorsi hanno colpito vaste zone dell’Asia, oltre alla tragedia consumatasi in Sicilia nell’area di Messina. Parole concluse da un appello alla distensione in Guinea, teatro di sanguinosi scontri interni. I confini geografici si dissolvono davanti ai volti in lacrime di chi è appena scampato a immani castatrofi come quelle che nelle ultime settimane hanno disseminato di lutti e di distruzione interi quadranti del pianeta, a cadenza drammaticamente serrata come quasi mai avvenuto nella storia.

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http://www.papaboys.it/news/read.asp?id=2873

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