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IL ROMPICAPO D’ISRAELE TRA BOMBE LANCIATE, BAMBINI ESPLOSI E SOLUZIONI DA TROVARE

CRONACA – Le intenzioni del governo guidato da Kadima erano chiare: lanciare una campagna su Gaza che facesse vedere il polso forte, mostrarsi capaci di fermarsi dopo aver sottomesso il nemico senza infierire, giusto alla vigilia del nuovo insediamento alla Casa Bianca, e incassare l’effetto Obama. Ma le cose non sono andate così. La campagna su Gaza è stata durissima e ha colpito anche i civili senza mettere a tacere Hamas. Con le vittime innocenti il governo ha perso consenso internazionale, nonostante molti avessero dato a Israele una sorta di tacito assenso ad agire. E con i razzi di Hamas la destra israeliana ha potuto continuare a giocare alle elezioni la carta della paura. Il risultato elettorale, così, ha prodotto un rompicapo complicatissimo. Il paese ha preferito la destra, ma il Likud di Bibi Netanyahu, già premier di un disastroso governo che fece arretrare il processo di pace dopo l’attentato a Rabin, non ha ottenuto la maggioranza relativa. Per un seggio è stato battuto da Kadima, il partito di centro inventato da Sharon e guidato oggi da Tzipi Livni. In un sistema proporzionale puro, dove le alleanze non si stringono prima del voto, questo conta e Bibi non ha automaticamente il mandato a formare il governo. Alle spalle di Kadima e Likud, i laburisti, al minimo storico, sono stati superati dal fatto nuovo delle elezioni, il partito di Avigdor Liebermann. Seguono il partito ultraconservatore Shas e altre piccole formazioni che vanno dalla destra estrema alla rappresentanza araba. La somma dei seggi delle destre arriva a 65, ma non è facilmente componibile. Yisrael Beitenu, la forza politica creata da Liebermann, è il partito degli ebrei russi, considerati dagli ortodossi cittadini di serie B e mai del tutto riconosciuti come veri componenti della comunità sociale e religiosa di Israele. Il loro voto esprime un riscatto rancoroso e per questo pare non facile una loro alleanza di governo organica con chi sinora li ha emarginati, come gli ortodossi di Shas. Bibi Netanyahu dovrebbe usare tutte le sue doti di mediatore, peraltro scarse, per tenere in piedi una coalizione sospettosa basata su una maggioranza di soli 5 seggi. Per questo rimane più probabile la grande coalizione tra Likud e Kadima. Ma realizzarla è tutt’altro che facile. I rapporti reciproci sono difficili e le posizioni sul processo di pace opposte.

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