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NAPOLITANO: “SERVE SOBRIETÀ”. BERTONE: “DOVERE DI ESEMPLARITÀ”

POLITICA E GIUSTIZIA – «Grande responsabilità di fronte alle famiglie, e alle nuove generazioni» e di «fronte alla domanda di esemplarità» morale che viene dal Paese. È questa la riflessione che il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, ha consegnato ieri ai giornalisti in merito alle vicende italiane e, in particolare, alle indagini giudiziarie che investono il presidente del Consiglio. «La Santa Sede, che ha i suoi canali, le sue modalità di intervento e non fa dichiarazioni pubbliche – ha detto il cardinale Bertone a margine della inaugurazione di una struttura di accoglienza dell’Ospedale Bambin Gesù –, spinge e invita tutti, soprattutto coloro che hanno una responsabilità pubblica di ogni genere in qualsiasi settore amministrativo politico e giudiziario, ad avere e ad assumere l’impegno di una più robusta moralità, di un senso di giustizia e di legalità». Il segretario di Stato vaticano ha espresso inoltre la convinzione che «moralità, giustizia e legalità siano i cardini di una società che vuole crescere e che vuole dare delle risposte positive a tutti i problemi del nostro tempo». Rispondendo a chi gli chiedeva se condividesse il «turbamento» manifestato dal presidente della Repubblica per quanto pubblicato dai media riguardo alle accuse mosse al premier, Bertone ha fatto riferimento al fatto che L’Osservatore romano ha pubblicato un unico testo sulla vicenda: la nota del Quirinale di martedì scorso. «La Santa Sede – ha ribadito Bertone – segue con attenzione e in particolare con preoccupazione queste vicende italiane, alimentando la consapevolezza di una grande responsabilità soprattutto di fronte alle famiglie, alle nuove generazioni».

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LA STORICA VISITA DI GIOVANNI PAOLO II AL PARLAMENTO ITALIANO DEL 14 NOVEMBRE 2002 RICORDATA OGGI

ROMA – La Camera dei deputati italiana ha voluto celebrare ieri il settimo anniversario della storica visita di Giovanni Paolo II al parlamento del Paese, avvenuta il 14 novembre 2002. Su invito del presidente della Camera, Gianfranco Fini – con il quale si è anche intrattenuto a colloquio privato per mezz’ora – il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha offerto un ricordo di quella giornata, toccando molti dei temi sociali ed etici allora affrontati da Papa Wojtyla: dalla difesa della vita alla libertà di istruzione, dalla tutela della famiglia al principio della laicità dello Stato. “Testimone nella sofferenza, amante della verità, educatore dei giovani”, ma soprattutto “un uomo di preghiera”, perché ogni gesto col quale ha guidato la Chiesa per oltre 25 anni scaturiva da un intimo rapporto con Dio. Il cardinale Tarcisio Bertone ha ricordato così Giovanni Paolo II, e di ognuno dei tratti messi in risalto ha offerto un ricordo ai parlamentari italiani, che ieri sera si sono dati appuntamento nella Sala della Lupa per commemorare il primo intervento della storia di un Pontefice nell’Aula di Montecitorio. Quei “lenti passi” con i quali il 14 novembre del 2002 Giovanni Paolo II raggiunse lo scranno più alto della Camera hanno offerto al segretario di Stato il primo spunto per ribadire il principio per cui, secondo le parole di Papa Wojtyla, “le leggi dello Stato” non devono ledere “in nessun modo il diritto alla vita”, ma piuttosto tutelarla, sia che la vita “sia embrionale o morente”. Quindi, parlando del rapporto tra Chiesa e istituzioni civili, il cardinale Bertone ha sottolineato il rischio di deriva di una democrazia quando essa si allei con il relativismo etico. Un concetto col quale, sette anni fa, Giovanni Paolo II suscitò un apprezzamento corale: “Infatti, se non esiste nessuna verità ultima che guidi e orienti l’azione politica, annotavo in un’altra Lettera enciclica, la Centesimus annus, ‘le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia’”.

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IL PAPA ALL’ANGELUS: “NON BASTA CREDERE IN DIO, OCCORRE UNA VITA PURISSIMA PER SALVARSI!”

CASTELGANDOLFO – Non è un vero credente chi dice di avere fede ma non ama in modo concreto i fratelli e non segue Gesù sulla via della croce: è questo in sintesi quanto ha detto il Papa oggi all’Angelus a Castel Gandolfo. Benedetto XVI ha ribadito che il Signore non è venuto a insegnarci una filosofia ma la via che conduce alla vita. Il Papa, commentando le letture della XXIV Domenica del Tempo Ordinario, esorta i fedeli a rispondere a due questioni cruciali: “Chi è per te Gesù di Nazaret?”. E poi: “La tua fede si traduce in opere oppure no?”. Alla prima domanda Pietro dà una risposta netta e immediata: “Tu sei il Cristo”, cioè il Messia, il consacrato di Dio mandato a salvare il suo popolo. “Pietro e gli altri apostoli, dunque – afferma il Papa – a differenza della maggior parte della gente, credono che Gesù non sia solo un grande maestro, o un profeta, ma molto di più. Hanno fede: credono che in Lui è presente e opera Dio”. “Subito dopo questa professione di fede, però, quando Gesù per la prima volta annuncia apertamente che dovrà patire ed essere ucciso, lo stesso Pietro si oppone alla prospettiva di sofferenza e di morte.

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TERREMOTO IN ABRUZZO. IL PAPA: PARTECIPO AL DOLORE DELLE POPOLAZIONI. PREGO PER LE VITTIME

CITTA’ DEL VATICANO – Un terremoto di 5,8 gradi della scala Richter è avvenuto alle 3,32 di lunedì notte con epicentro in Abruzzo, a circa 1o km dall’Aquila. La scossa è stata avvertita in tutto il centro Italia, dalla Romagna a Napoli. Pesante il bilancio: circa cento morti, decine di dispersi, 1.500 feriti, circa 100 mila gli sfollati, 10-15 mila edifici danneggiati con pesanti danni al patrimonio storico e artistico della regione. Papa Benedetto XVI si dice “costernato” per la tragedia che ha colpito l’Abruzzo e assicura le proprie preghiere per le vittime, i superstiti in particolare bambini, i soccorritori. “La drammatica notizia del violento terremoto che ha scosso il territorio di questa diocesi – scrive il segretario di Stato Tarcisio Bertone in un telegramma a nome del Papa all’arcivescovo dell’Aquila – ha riempito di costernazione l’animo del Sommo pontefice, il quale incarica vostra eccellenza di trasmettere l’espressione della sua viva partecipazione al dolore delle care popolazioni colpite dal tragico evento”. E, prosegue il messaggio, “nell’assicurare fervide preghiere per le vittime, in particolare i bambini, Sua Santità invoca dal Signore conforto per i loro familiari, e mentre rivolge una affettuosa parola di incoraggiamento ai superstiti e a quanti in vario modo si prodigano nelle operazioni di soccorso invia a tutti la speciale benedizione apostolica” … 

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AL SEGRETARIO DI STATO VATICANO IL PREMIO ‘EMPEDOCLE’ E LA CITTADINANZA ONORARIA DI AGRIGENTO

ROMA – Il Premio internazionale ‘Empedocle’ per le Scienze umane e la cittadinanza onoraria di Agrigento: saranno due le onorificenze di cui sara’ insignito il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, che il 22 e 23 novembre sara’ ad Agrigento. Il premio ‘Empedocle’, alla 16esima edizione, gli sara’ conferito nel pomeriggio di sabato 22 novembre presso il Teatro Pirandello di Agrigento. Dopo la lettura delle motivazioni, il porporato terra’ una Lectio magistralis. A seguire, il sindaco di Agrigento gli conferira’ la cittadinanza onoraria. Saranno presenti alla cerimonia varie personalita’, tra cui Monsignor Carmelo Ferraro, Arcivescovo emerito di Agrigento; Monsignor Francesco Montenegro, Arcivescovo in carica di Agrigento; il ministro Angelino Alfano; il presidente della Regione, Raffaele Lombardo; il professor Roberto Lagalla, rettore dell’universita’ di Palermo; la professoressa Assunta Gallo Afflitto, presidente onorario dell’Accademia di Studi Maditerranei; il professor Alfonso Maurizio Iacono, presidente dell’Accademia di Studi Mediterranei; il professor Eugenio D’Orsi, presidente della Provincia di Agrigento. Domenica 23 alle 11.00 il Cardinale presiedera’ la Celebrazione Eucaristica in occasione della solenne riapertura al culto della Cattedrale di San Gerlando, in Agrigento, dopo tre anni di restauro.

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FOCUS: L’UMANITÀ DI MARIA IN MUSICAL

MUSICAL – L’arte dello spettacolo è stata in passato piuttosto restia a rappresentare il protagonismo della Madonna. Non così l’arte della visione: i pittori hanno anzi gareggiato nell’innalzare la Vergine nel cielo del sublime. Anche la musica, con l’immaterialità dei suoni ha saputo mostrarne la «bellezza» vertiginosa, nel dolore: basti Bach nella Matthaus-Passion con la sua plasticità quasi scenica. Da poco però un’opera nuova – che riunisce visione e musica nel teatro – ha forzato, per così dire, quella reticenza: dal 17 giugno quando, sul palco dell’Aula Paolo VI in anteprima, ha preso vita “Maria di Nazareth”, con sottotitolo “Una storia che continua…”, e un’indicazione di genere, il musical, ossia la forma di spettacolo che da “Jesus Christ Superstar” in poi ha accolto con frequenza storie sacre. In Vaticano il successo è stato vibrante da parte della platea vasta di spettatori, con particolare apprezzamento espresso dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Altri, molti altri potranno aggiungersi dall’8 dicembre, allorché “Maria di Nazareth”, nella tensostruttura appositamente allestita nei pressi di Cinecittà (via Lamaro), verrà replicata per una lunga sequenza di serate. L’evento merita attenzione per l’altezza dell’impegno con cui un tema così elevato ha potuto felicemente trovare forma scenica adeguata. Non per estemporanea passione di teatranti, tutt’altro. La produzione dello spettacolo, curata dall’Airam-Cultura & Comunicazione ha avvertito quale suggestiva ispirazione venisse dal centocinquantenario delle apparizioni di Lourdes, e ha trovato nella Segreteria di Stato, nel Vicariato di Roma e nei pontifici Consigli per la Cultura e le Comunicazioni Sociali non solo patrocinio ma collaborazione per condurre in porto l’iniziativa. Cui si sono aggiunti, in sede laica, il Senato, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero Beni e Attività Culturali, il Comune di Roma e la Regione Lazio. Nella genesi di questa palpitante costruzione teatrale conta più di tutto l’idea primigenia di Maria Pia Liotta, autrice del libretto con Adele Dorothy Ciampa, sul quale Stelvio Cipriani ha innestato le sue musiche e Salvatore Spagnolo le coreografie dei numerosi passaggi danzati. A «incarnare» la dolce figura centrale, nella recitazione, nel canto e nella danza, un’artista di spiccata personalità, Alma Manera. Tutti coordinati dalla regia della stessa Liotta.

L’elemento portante della concezione drammaturgica era quello di riguardare Maria nelle sue caratteristiche umane, di figlia, di sposa, di madre, prima di assurgere a «la più importante fra le donne della storia». Ecco il senso di quel sottotitolo in locandina, come spiega Liotta: la Madonna è il tramite di Gesù con la Chiesa, un ponte ideale tra ieri, oggi, domani e sempre. L’impostazione degli autori ha incontrato autorevole conforto in padre Stefano De Flores, teologo e docente di Mariologia. Il quale loda l’opera compiuta: «Il musical sfugge alla banalizzazione di Maria lasciando trapelare il suo mistero di donna che vive al ritmo di Dio e della sua Parola».

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IL PAPA HA INCONTRATO OGGI IL PREMIER DELL’IRAQ: PERCORSO COMUNE DI INTENTI PER COSTRUIRE LA PACE

CASTELGANDOLFO – La principale iniziativa emersa dall’incontro tra Papa Benedetto ed il premier dell’Iraq Nouri Kamel al Maliki è la comune “condanna del terrorismo”, come ha riferito lo stesso primo ministro iracheno a conclusione dell’incontro di questa mattina, uscendo dall’udienza nella residenza estiva di Castel Gandolfo. L’Iraq – ha ribadito – non vuole “discriminare” i cristiani che vivono in Iraq, così come le altre minoranze religiose. L’incontro tra il Papa ed Al Maliki, durato circa mezzora, è stato definito “molto sereno” dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Prima di Benedetto XVI, il premier iracheno si è intrattenuto per 45 minuti con il segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone, e con il Segretario per i rapporti con gli Stati (ministro degli Esteri vaticano), mons. Dominique Mamberti. Il premier iracheno ha regalato al Papa una palma di circa 30 centimetri in metallo prezioso. Benedetto XVI ha donato, da parte sua, una preziosa penna che ricorda il cinquecentesimo anniversario della basilica di San Pietro e le medaglie del pontificato. Il premier dell’Iraq ha anche invitato Papa Benedetto a visitare l’Iraq. E proprio in queste ore di incontro, giungono due notizie interessanti dall’Iraq, rilanciate dalla Radio Vaticana.

Le comunità cristiane dei governatorati del sud del Paese hanno chiesto al governo centrale un finanziamento per il restauro delle chiese rese inagibili dalla guerra. Ad annunciarlo al sito Baghdadhope – e rilanciato dal SIR – è stato padre Imad Aziz al Banna, della diocesi caldea di Bassora, che per questa campagna ha collaborato anche con il ministero della Pianificazione e con il Consiglio del governatorato locale. Il sacerdote ha ricordato la recente riapertura della chiesa di Um al Ahzan ad al Amarah, nel vicino governatorato di Maysan e si è detto “fiducioso nell’azione di conservazione del patrimonio religioso cristiano da parte del governo”, mettendo in luce come la situazione della sicurezza “incoraggi tale iniziativa”. Secondo al Banna è importante che anche le organizzazioni internazionali diano il proprio contributo.

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