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BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE: L’AVIDITÀ, RADICE DELL’ATTUALE CRISI ECONOMICA

CITTA’ DEL VATICANO – Alla radice della crisi economica mondiale vi è la cupidigia. E’ quanto ha detto Bendetto XVI questo mercoledì, all’Udienza generale, riflettendo su un antico e quasi sconosciuto maestro di spiritualità, Ambrogio Autperto, vissuto nell’VIII sec. alla corte di Carlo Magno e poi divenuto abate. Nel tradizionale appuntamento settimanale, il Papa ha sottolineato che la lotta dei cristiani contro le forze del male parte dal di dentro ed è sostanzialmente una lotta contro la cupidigia, “radice di tutti i vizi” e che in particolare nella crisi attuale sono evidenti i segni di “un’avidità di guadagno” di pochi ricchi e potenti a danno di molti. Dall’inizio il Santo Padre ha tracciato uan breve biografia e il contesto in cui ha vissuto Ambrogio Autperto famoso per il suo commento in dieci libri all’Apocalisse – il quale, entrato a corte come precettore di Carlo Magno in periodo che vedeva confrontarsi aspramente carolingi e longobardi, scelse di ritirarsi in preghiera nell’Abbazia di San Vincenzo al Volturno. Qui, “egli denuncia la contraddizione tra la splendida apparenza esterna dei monasteri e la tiepidezza dei monaci: sicuramente con questa critica aveva di mira anche la sua stessa abbazia”. Ciò che Autperto, una volta divenuto abate, volle insegnare ai monaci è che, se si è cristiani di fatto e non di nome, c’è da affrontare un “combattimento spirituale quotidiano”. A questo propostio scrisse un piccolo trattato ascetico Conflictus vitiorum et virtutum (“Conflitto tra i vizi e le virtù”), che ebbe grande successo nel Medioevo. All’animo umano tentato dall’avidità, questo monaco morto, forse ucciso, nel 784 e caduto nel’oblio per secoli, opponeva “il disprezzo del mondo”.

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BENEDETTO XVI CONCLUDE IL CICLO DI CATECHESI SU SAN PAOLO. APPELLO PER LO SRI LANKA

CITTA’ DEL VATICANO – “Crescono le convergenze tra esegesi cattolica e esegesi protestante sulle lettere di San Paolo, e questo rappresenta una grande speranza per l’ecumenismo”. Lo sottolinea Benedetto XVI, che ha dedicato l’Udienza Generale a questo aspetto, ricordando che “Lutero in un attimo trovo’ una nuova interpretazione della teologia della giustificazione che lo libero’ da scrupoli e ansie della sua vita precedente, con nuova radicale fiducia nella bonta’ di Dio, che perdona senza condizioni: la Chiesa gli apparve come schiavitu’ della legge, ma il Concilio di Trento ha interpretato in modo profondo questa teologia e ha trovato una sintesi tra legge e Vangelo”. “La teologia della grazia scaturisce dalla lettura di Paolo fatta da Agostino”, spiega il Papa, che dopo “la svolta della lettura protestante” rievoca anche la denigrazione di San Paolo da parte di Nietzsche e il successivo recupero dela sua figura nel ‘900 “raccogliendo l’eredita’ migliore dell’Illuminismo”. “San Paolo – afferma il Pontefice – rimane un apostolo e un pensatore cristiano molto fecondo, e ritornare a lui, al suo esempio e alla sua dottrina sara’ uno stimolo, se non una garanzia, per consolidare l’identita’ cristiana di ciascuno di noi e per il ringiovanimento dell’intera Chiesa”. Con queste riflessioni, Benedetto XVI ha annunciato agli ottomila fedeli riuniti nell’Aula ‘Paolo VI’ la chiusura del ciclo di catechesi dedicate all’Apostolo delle Genti, del quale ha rievocato il martirio ammettendo che ci sono due diverse tradizioni: quella che ha definito “piu’ leggendaria”, che indica il luogo della decapitazione sulla laurentina, nella localita’ detta ‘Tre Fontane’, dagli zampilli d’acqua che sarebbero scaturiti dai rimbalzi della testa di Paolo, e l’altra che lo colloca direttamente sull’Ostiense, dove sorge la Basilica a lui dedicata, costruita sulla tomba (sulla quale concordano archeologi e biblisti). “Resta luminosa davanti a noi – ha detto il Papa – la figura di un apostolo e un pensatore cristiano estremamente fecondo e profondo, dal cui accostamento ognuno puo’ trovare giovamento”.

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BENEDETTO XVI: ‘CONTINUI LA PREGHIERA PER LA PACE IN TERRA SANTA’

CITTA’ DEL VATICANO – Una preghiera per la pace in Terra Santa e in tutto il mondo è stata chiesta dal Papa durante l’udienza generale di mercoledì 28 gennaio. Al termine della catechesi su san Paolo – che pubblichiamo integralmente in settima pagina – Benedetto XVI ha salutato i vari gruppi linguistici, esprimendo la sua speranza di pace ai fedeli polacchi presenti nell’Aula Paolo VI. Prima dei saluti in italiano, ha rivolto un augurio al nuovo Patriarca ortodosso di Mosca Cirillo, è tornato sulla vicenda della Fraternità San Pio x e ha rinnovato il suo invito a non dimenticare la Shoah. I testi di questi tre interventi sono pubblicati in prima pagina.

Chers frères et soeurs,
Je salue avec affection les pèlerins de la paroisse Sainte-Croix et les jeunes de l’externat “Saint-Joseph” d’Ollioules. Je vous souhaite d’être pleinement concitoyens des saints et familiers de Dieu. Avec ma Bénédiction apostolique!

Dear Brothers and Sisters,
I am pleased to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including the groups from England and the United States of America. Upon you and your families I willingly invoke God’s blessings of peace and joy!

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L’ECUMENISMO AL CENTRO DELL’UDIENZA GENERALE. “PIENA COMUNIONE DI TUTTI I DISCEPOLI DI CRISTO”

CITTA’DEL VATCANO – “Il desiderio che ci abita in cuore e’ che si affretti il giorno della piena comunione quando tutti i discepoli dell’unico nostro Signore potranno finalmente celebrare insieme l’eucaristia”: lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale, dedicata al tema dell’ecumenismo, nell’ambito della Settimana per l’unita’ dei cristiani che si celebra in questa settimana. Benedetto XVI ha invitato i fedeli a pregare “perche’ tra le Chiese e le comunita’ ecclesiali continui il dialogo della verita’, indispensabile per dirimere le divergenze, e quello della carita’, che condiziona lo stesso dialogo teologico e aiuta a vivere insieme per una testimonianza comune”. Il Pontefice ha anche sottolineato l’opportunita’ che questa settimana offre per “chiedere al Signore che proseguano e se possibile si intensifichino l’impegno e il dialogo ecumenico”. Il successore di Pietro, che ha parlato ai fedeli convenuti a Roma nell’Aula Paolo VI, ha poi espresso la propria gratitudine “per quanto il Signore ha concesso di fare sinora per accostare gli uni agli altri i cristiani divisi e le stesse Chiese e comunita’ ecclesiali. Questo spirito – ha sottolineato – ha animato la Chiesa cattolica la quale nell’anno appena trascorso ha proseguito con salda convinzione e radicata speranza a intrattenere relazioni fraterne e rispettose con tutte le chiese e comunita’ ecclesiali di oriente e di occidente. Nella varieta’ delle situazioni talvolta piu’ positive e talvolta con maggiori difficolta’, si e’ sforzata di non venire mai meno all’impegno di compiere ogni sforzo tendente alla ricomposizione della piena unita’.

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“IL VERO CULTO È NELLA COMUNIONE CON LA CROCE ”. E ALLE FAMIGLIE: “ACCOGLIETE IL DONO DELLA VITA”


CITTA’ DEL VATICANO – Il “vero culto” a Dio non e’ quello fatto con i sacrifici di animali, ma e’ un “sacrificio vivente”, che si realizza con l’offerta di Cristo sulla Croce e nella comunione con Cristo, per cui “diventiamo, nonostante le nostre insufficienze, sacrificio vivente”: lo ha detto il Papa nel corso dell’udienza generale nell’Aula Paolo VI, nel corso della quale, malgrado una forte raucedine di cui si e’ scusato immediatamente riscuotendo l’applauso di incoraggiamento dei fedeli presenti, ha ripreso il ciclo delle catechesi su San Paolo, parlando dell’aspetto del culto. Per l’Apostolo delle genti, la Croce di Cristo “rinnova radicalmente la realta’ culto”, che veniva tradizionalmente praticata con il sacrificio degli animali per l’espiazione dei peccati: “Questo propiziatorio e’ espressione del desiderio di mettere realmente tutte le nostre colpe nell’abisso della misericordia divina e farle scomparire. Ma col sangue animale non si realizza questo processo”, spiega Benedetto XVI. È, dunque, nella Croce di Cristo che avviene il “contatto tra colpa umana e amore divino. Nel suo cuore si scioglie massa triste male compiuto da umanita’ e si rinnova vita. La croce, il suo amore con carne e sangue, e’ il culto reale”. San Paolo esorta a “offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: e’ questo il vostro culto spirituale”: tale invito e’ un “esplicito riferimento alla dimensione fisica del cristiano: si tratta di onorare Dio nella piu’ concreta esistenza quotidiana fatta di visibilita’ relazionale e percepibile”. Quanto al “culto spirituale”, una traduzione non proprio precisa potrebbe far pensare a qualcosa di non reale, mentre – sottolinea Benedetto XVI: “e’ un culto non meno reale o metaforico, ma concreto e realistico in cui l’uomo stesso nella sua totalita’ di essere dotato di ragione diventa glorificazione del Dio vivente”. Il Papa mette anche in guardia dal “malinteso” di intendere il culto in modo “moralistico”, come se “offrendo la nostra vita facessimo noi il vero culto. In questo modo culto animali sarebbe sostituito dal moralismo: l’uomo stesso farebbe tutto da se’ con suo sforzo morale”. In realta’, “solo nella comunione con Cristo diventiamo, nonostante le nostre insufficienze, sacrificio vivente, e si realizza il culto vero”. Infine, un nota bene sulla concezione che San Paolo aveva della sua missione. Egli intendeva la sua azione missionaria tra i popoli del mondo come “azione sacerdotale: annunciare il Vangelo per unire i popoli nella comunione con Cristo risorto e’ azione sacerdotale. L’apostolo del Vangelo e’ vero sacerdote, fa cio’ che e’ il centro del sacerdozio: prepara il vero sacrificio”. In questo senso c’e’ un “aspetto di speranza” nel concetto paolino di culto: “L’autodonazione di Cristo implica la tendenza ad attirare tutti alla comunione col Suo corpo. Solo cosi’ il mondo diventa come lo desideriamo: specchio dell’amore divino.

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PAPA BENEDETTO ALL’UDIENZA GENERALE: ‘LA CHIESA E’ IL CORPO MISTICO DI CRISTO, NON UNA CORPORAZIONE’

CITTA’ DEL VATICANO – “La Chiesa non e’ una corporazione, e’ un corpo, non e’ un’organizzazione, e’ un organismo”. Benedetto XVI ha riassunto cosi’ la teologia paolina sul “Corpo Mistico”, ricordando che l’immagine del corpo e’ stata utilizzata anche per descrivere lo Stato, ma ha spiegato che Cristo fa la differenza: “Nessuno puo’ battezzare se stesso”, perche’ “solo Cristo puo’ costituire la Chiesa”. Durante la catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledi’ – nell’Aula Paolo VI presenti oltre 5.000 fedeli -, parlando quasi interamente a braccio, il Papa ha ricordato che il termine “battezzo” e’ “un passivo: nessuno puo’ battezzare se stesso, ha bisogno dell’altro. Nessuno puo’ farsi cristiano da se stesso, divenire cristiani e’ un passivo: solo dall’altro possiamo essere fatti cristiani, e questo altro che ci da’ il dono della fede e’ in prima istanza la Chiesa”. “E’ dalla Chiesa – ha affermato – che riceviamo la fede, il battesimo: senza lasciarci formare dalla Chiesa non possiamo diventare cristiani”. “Un cristianesimo ‘autofatto’ – le parole del Pontefice – e’ una contraddizione in sè”. “Ma anche questa comunita’ – ha aggiunto subito dopo, riferendosi alla Chiesa – non agisce da se’, secondo le proprie idee e i propri desideri: solo Cristo puo’ costituire la Chiesa, e’ il vero donatore di Sacramenti”. Per questo, ha scandito Benedetto XVI, “l’Eucarestia senza solidarieta’ con gli altri e’ Eucarestia abusata”. Si tratta infatti di un Sacramento “personale e sociale” che unisce Cristo ad ogni credente e questi tra loro. “L’Eucarestia – ha ricordato il Papa – ci insegna che Cristo ci da’ se stesso, il suo amore, per conformarci a se stesso e creare cosi’ un mondo nuovo”.

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PAPA BENEDETTO XVI: ‘LA VERA GRANDEZZA È NEL SERVIZIO AGLI ALTRI’

CITTA’ DEL VATICANO – La vera gandezza è nel servizio e nell’umiltà, come ci mostrano la vita e l’esempio di San Gregorio Magno, che si disse “Servus servorum Dei”, servo dei servi di Dio, che per lui “non è una formula, ma una espressione del suo modo di vivere e agire”. Il grande papa del VI secolo è stato nuovamente proposto da Benedetto XVI ai 15mila partecipanti all’udienza generale, ai quali, oggi, ha indicato i fondamenti dell’insegnamento di un santo che, “colpito dall’umiltà di Dio che in Cristo si è fatto nostro servo, ha lavato i nostri piedi”, “si è fatto servo dei servi e proprio per questo è stato grande e ci mostra la figura della vera grandezza”. E’ un modello che, nelle odierne parole del Papa, riguarda in particolar modo il papa e il vescovo, che “dovrebbe farsi seguace di questo esempio, per amore di Dio”. Dopo che la settimana scorsa aveva tratteggiato i dati biografici del grande papa, Benedetto XVI ne ha oggi illustrato il pensiero, quale si desume dalle opere – 800 lettere e numerosi scritti, in particolare la Regola pastorale – e dalla vita. “Appassionato lettore della Bibbia, da cui il cristiano deve trarre non tanto conoscenza teorica ma nutrmento quotidiano per la sua vita su questo mondo” Gregorio Magno non appare mai preoccupato di indicare una sua dottrina, ma l’insegnamento della Chiesa “anzitutto nel cammino che occore percorrere per giungere a Dio”.

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LA CATECHESI DI BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE: “LA POESIA UNISCE LA TERRA AL PARADISO”

CITTA’ DEL VATICANO – “La poesia unisce la Terra al Paradiso”. Benedetto XVI ha sintetizzato cosi’, al termine della tradizionale Udienza Generale del Mercoledi’, la sua riflessione su Romano Melode, un antico autore cristiano che “aveva saputo trasformare la teologia in poesia e ha lasciato, secondo la tradizione, mille inni sacri”. La catechesi era prevista in Piazza, ma a causa del maltempo i 20.000 fedeli presenti sono stati divisi tra la Basilica di San Pietro e l’Aula Paolo VI. Al primo gruppo il Pontefice ha ricordato che la visita sulla tomba di Pietro “rafforza la nostra fede” e ci aiuta a “comprendere e cogliere sempre piu’ l’amore di Dio, sorgente e fonte della nostra gioia”, esortando i fedeli a “testimoniare questo amore che cambia la vita soprattutto alle persone piu’ deboli”, per “costruire un mondo piu’ giusto e solidale”. E nell’Aula ha poi affrontato il tema dell’arte cristiana come mezzo per elevarsi a Dio e comunicare il Vangelo: “La fede e’ amore – ha detto il Papa – e percio’ crea poesia e musica; la fede e’ gioia, percio’ crea bellezza. Le cattedrali – ha sottolineato – non sono monumenti medievali ma case di vita, dove siamo a casa, incontriamo Dio e ci incontriamo l’uno con l’altro. Anche la grande musica gregoriana, Bach o Mozart cantati in Chiesa non sono cose del passato. Se la fede e’ viva – ha spiegato – la cultura cristiana non diventa passato ma diventa viva e presente”. ”Creativita’, innovazione, cultura nuova e presenza di tutta la vitalita’ culturale – ha aggiunto il Pontefice – nella fede non si escludono”, ma testimoniano ”la presenza della bellezza, della gioia di essere figli di Dio”. Per questo un poeta come il Melode rappresenta un ”testimone eminente del sentimento religioso della sua epoca”.

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UDIENZA GENERALE – IL PAPA INVITA A PREGARE PER LE VITTIME DEL TERREMOTO E PER I SOCCORRITORI

CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI rivolge un pensiero a coloro che sono stati colpiti dal sisma nel Sichuan al termine dell’udienza generale. In precedenza aveva parlato del dialogo con le religioni mistiche dell’Asia, che ha il suo fondamento nel trovare Dio nella preghiera e nella lode, non solo nella ragione. Il Papa prega per le vittime del terremoto che ha colpito il Sichuan e chiede a Dio “sostegno” per coloro che stanno portando soccorso a quelle popolazioni. Un “pensiero alle popolazione del Sichuan e della province limitrofe duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite in vie umane, numerosissimi dispersi e danni incalcolabili” è stato rivolto da Benedetto XVI al termine dell’udienza generale di oggi. “Vi invito ad unirvi a me nella fervida preghiera – ha detto ancora – per tutti coloro che hanno perso la vita. Sono spiritualmente vicino alle persone provate da così devastante calamità: per esse imploriamo da Dio sollievo nella sofferenza. Voglia il Signore – ha concluso – concedere sostegno a tutti coloro che sono impegnati nel far fronte alle esigenze immediate del soccorso”.

Nella riflessione rivolta in precedenza alle 30mila persone presenti all’incontro del mercoledì, il Papa aveva parlato del dialogo con le religioni mistiche dell’Asia, sostenendo che esso ha il suo fondamento nell’idea che Dio si trova lodandolo, pregandolo, non solo riflettendo, perché anche i più alti concetti che si possono esprimere su Dio non arrivano alla sua grandezza. Sono la fede e l’amore che possono illuminare la ragione, è il sentirsi parte del “concerto cosmico” della lode al Creatore. L’attualità di questo “cammino”, che fu al centro dell’opera di un padre della Chiesa del VI secolo, lo Pseudo Dionigi dell’Areopago, fautore dell’incontro tra pensiero greco e cristianesimo, è stata oggi illustrata da Benedetto XVI, evidenziando come Dionigi, reagisse alla corrente di pensiero che cercava di trasformare Platone in “religione filosofica” per un ritorno al politeismo greco, le divinità del quale “sono le forze cosmiche stesse” e quindi più vere del monoteismo cristiano. Dionigi trasforma l’universo politeistico nell’armonia del cosmo di Dio, nella sinfonia del cosmo che va dai Serafini agli angeli, dagli arcangeli all’uomo. E’ la “sinfonia di Dio”, la “lode cosmica a Dio”, perché “tutta la creazione parla di Dio”. “Parlare di Dio è sempre cantare per Dio, con il grande canto delle creature che si riflette e concretizza nella lode liturgica”. E’ una “teologia mistica”, che con Dionigi esprime il cammino dell’anima verso Dio e che diventa “teologia liturgica”: cantare con il coro delle creature del cosmo. Una riflessione, quella odierna del Papa, svolta in gran parte a braccio, per sostenere che il vero spirito del dialogo è nella ricerca della verità, è “esperienza della verità”, “e poi la verità stessa fa luce e fa cadere gli errori”, “è possibile parlare l’uno con l’altro o almeno avvicinarsi”. Il dialogo tra cristiani o con le altre religioni, infatti, “non nasce dalla superficialità”, ma “dalla verità” e “proprio dove uno entra nella profondità dell’incontro con Cristo si apre lo spazio alto per la luce della verità che è luce per tutti, scompaiono le polemiche e diventa possibile avvicinarsi”.

Anche ai nostri giorni, “dialogo è proprio esser vicino al Cristo e a Dio: è nella esperienza della verità che ci apre alla luce e all’incontro con gli altri; in fin dei conti – ha proseguito, ricordando l’esperienza di San Francesco – ci dice di prendere la strada della esperienza, dell’esperienza umile, quando il cuore diventa grande e può illuminare anche la ragione”.

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