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MINORI IN CARCERE, INTERVISTA A PADRE GRECO: “È ANCORA EMERGENZA EDUCATIVA”

MINORI (Roma) – Dopo la riforma del codice di procedura penale minorile del 1988, il carcere per i ragazzi autori di reati è divenuta ormai un rimedio estremo. Eppure, gli istituti penali per minorenni sono diventati dei luoghi di marginalità sociale in cui finiscono solo stranieri, rom e ragazzi del Sud d’Italia. Questa la fotografia scattata dall’associazione Antigone, che ha redatto il “Primo rapporto sugli istituti penali minorili”, un dossier che racconta di un sistema che funziona bene, anche se non per tutti. L’associazione ha confrontato le denunce, gli ingressi nei 27 centri di prima accoglienza – che ospitano i minorenni fino a 96 ore dopo l’arresto – e le presenze nei 19 istituti penali del territorio italiano: i numeri dicono che gli stranieri sono una minoranza tra i denunciati, ma una maggioranza nelle case circondariali. Mariaelena Finessi di Zenit ha intervistato padre Gaetano Greco, cappellano da trent’anni al carcere minorile romano di Casal del Marmo, che ci spiega la situazione delle carceri minorili italiane.

D – Dal 1998 al 2010 i minori stranieri che infrangono le regole sono diminuiti del 60%, eppure c’è una sovrarappresentazione nei cosiddetti “luoghi di privazione della libertà”, dove finiscono con l’eguagliare se non addirittura superare la componente dei minori italiani. Può spiegarne il senso?

R – Padre Greco: Il fatto è che i minori stranieri non usufruiscono di tutta la gamma delle pene alternative al carcere. Ad esempio, non avendo molto spesso una famiglia alle spalle qui in Italia, non possono tornare nelle proprie abitazioni oppure quando usufruiscono della comunità, vi si allontanano e allora i magistrati tendono a non concedere una seconda volta questo genere di misura, confermando per loro la pena detentiva.

D – Qual è la composizione dei minori nell’istituto penale minorile di Casal del Marmo, dove lei è cappellano? Antigone spiega nel dossier che i ragazzi sono in maggioranza rom e che, quando sono italiani, provengono dalle periferie delle grandi città del Sud.

R – Anche a Roma la maggioranza, è vero, è fatta di stranieri, perlopiù rom della Romania. C’è però un nuovo elemento, ossia il ritorno massiccio degli italiani in carcere, anche qui – ipotizzo – per via del non rispetto delle misure alternative da parte dei ragazzi che si allontanano dalla comunità alla quale sono stati assegnati. Che siano invece del Sud questo non lo condivido, a meno che intendiamo i migranti meridionali di lungo corso, non certamente degli ultimi anni. E che provengano dalle periferie delle città, questo sì. Specie quelle difficili e degradate, come è Tor Bella Monaca a Roma, o l’ex Bastogi o il Laurentino 38.

D – Padre, su chi pensa debbano ricadere le responsabilità dello sbandamento dei giovani?

R – Viviamo una situazione nuova, forse inaspettata ma è ciò che accade quando non ci si assume la responsabilità delle proprie azioni, dei propri gesti. Il nodo fondamentale è la deresponsabilizzazione degli adulti, comprese le agenzie di formazione, che ad un certo momento hanno cominciato a sentire di meno il senso della propria missione e del proprio ruolo nei confronti dei ragazzi, lasciandoli in balia delle proprie fragilità.

D – È dunque vero che c’è una contrazione del volontariato in carcere?

R – Dando per assodato e consolidato ciò che di buono è stato fatto e continua a farsi, non può essere negata una minore attenzione verso i ragazzi detenuti. È anche questo un aspetto di una società che vive una profonda crisi valoriale, dove a prevalere sono gli egoismi. Riemerge dunque oggi un elemento che è proprio dell’uomo a cui è venuto meno il senso di appartenenza ad una collettività.

D – È l’emergenza educativa di cui parla più volte Benedetto XVI, come ad esempio nella Lettera inviata nel 2008 alla diocesi e alla città di Roma, nella quale scrive che la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa è la «crisi di fiducia nella vita» o, come scrive al cardinale Bagnasco, presidente della Cei, nell’ottobre 2010, là dove si riconosce la «fatica di tanti adulti nel concepirsi e porsi come educatori».

R – Esatto. Questo documento ha illuminato una realtà che molti non hanno voluto vedere. Il cardinale Bagnasco ha fatto suo l’appello del Santo Padre e la Cei ne ha preso atto nel redigere il documento conclusivo della 46esima Settimana sociale. E così nei prossimi dieci anni l’impegno della Chiesa, e mi auguro della società tutta, andrà in questa direzione: ridare vigore alla formazione. L’augurio è che ciascuno di noi si senta responsabile e provi a porre rimedio al degrado educativo in cui siamo caduti. Lo dobbiamo ai ragazzi, questo è ovvio, ma anche della nazione. In fondo sono loro il nostro futuro.

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NAZARET, PATRIMONIO DELL’UMANITÀ? IL PRIMO COLLOQUIO INTERNAZIONALE DEDICATO ALLA CITTÀ ISRAELIANA

NAZARETH – Dal 21 al 24 novembre si è svolto presso l’hotel Al-‘Ayn di Nazareth il primo colloquio internazionale dedicato a questa città israeliana, sul tema “Nazareth: archeologia, storia e patrimonio culturale”. Per il Sindaco di Nazareth, Ramiz Jaraisy, questo colloquio è il primo passo verso la dichiarazione, in cui spera, di Nazareth come patrimonio mondiale dell’UNESCO, ha reso noto il Patriarcato Latino di Gerusalemme. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Maria di Nazareth, dal Centro Internazionale Maria di Nazareth e dall’Associazione di Nazareth per la Cultura e il Turismo, con il sostegno della Commissione israeliana per l’UNESCO, del Centro Culturale francese di Nazareth e del Centro Culturale italiano di Haifa.

Tra le altre autorità, hanno partecipato alla sessione l’ambasciatore di Francia in Israele, Christophe Bigot, e il vicario patriarcale per Israele, monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo. In alcune dichiarazioni a ZENIT, Omar Massalah, musulmano, segretario del Mediterranean Peace Forum e autore della proposta di chiedere all’UNESCO di dichiarare Nazareth patrimonio culturale, ha spiegato che “sarebbe il modo migliore di proteggere la città e di evitare che la trasformazione e la modernizzazione pongano fine all’anima di Nazareth”. “Nazareth è una città unica. E’ necessario che torni ad essere una città che illumina il mondo”, ha dichiarato. “La preparazione del dossier di candidatura di Nazareth presso l’UNESCO è un aspetto tecnico che si realizza in collaborazione tra il Comune della città e la Commissione nazionale di Israele incaricata”. Dal canto suo, ha espresso la propria intenzione di parlare con i Paesi arabi “per sostenere la richiesta, perché non si tratta di un’iniziativa con una connotazione politica, ma di una questione culturale e di culto”. “Per il Mediterranean Peace Forum, con sede a Parigi e che ha organizzato la sua prima sessione in Italia, a Lecce, e ne prepara un’altra a Brindisi, l’obiettivo è promuovere una cultura della pace e del dialogo, soprattutto tra i credenti, e più concretamente tra cattolici e musulmani, perché hanno molti valori comuni”. Massalah ha affermato che la Vergine Maria, “che è venerata dai musulmani, potrebbe svolgere un ruolo di avvicinamento. Nel Corano si dice che la Vergine Maria è la donna che ha più virtù. I musulmani hanno per lei grande rispetto e grande venerazione. Credo che la Madonna sia la speranza, la pace, l’amore e la tenerezza. E’ necessario che svolga i valori che rappresenta”. “Con il nostro Forum, anziché porre l’accento sugli elementi che ci separano sottolineiamo gli elementi che ci uniscono”, ha aggiunto.

Tesoro nascosto

L’idea di questo colloquio internazionale è nata dalla constatazione che Nazareth è per tutto il mondo un luogo conosciuto e di grande contenuto simbolico, ma il suo immenso patrimonio continua ad essere come un tesoro nascosto. Secondo quanto ha affermato monsignor Marcuzzo nel suo intervento di apertura, la ricchezza e la varietà delle dimensioni biblica, spirituale, culturale e storica della città sono state esplorate solo da una parte molto ridotta dei suoi abitanti, dei ricercatori e dei pellegrini. Nazareth, con la sua archeologia preistorica e le sue costruzioni europee moderne, la prima chiesa giudeo-cristiana e le Crociate fino al periodo ottomano, rappresenta per la Chiesa la fonte e l’origine, come luogo dell’Incarnazione, ha indicato il vicario patriarcale per Israele. Il suo discorso ha riflesso l’entusiasmo di tutti i partecipanti di fronte alla ricchezza di Nazareth, di cui bisogna prendere coscienza e che si deve far conoscere, ha detto.

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IL PONTEFICE INCORAGGIA LA FAMIGLIA DI RADIO MARIA NELLA SUA OPERA A SERVIZIO DEL VANGELO

CITTA’ DEL VATICANO – Questo mercoledì, al termine dell’Udienza generale in piazza San Pietro, Benedetto XVI ha rivolto un saluto particolare ai circa 200 tra presidenti e direttori della Famiglia di Radio Maria, provenienti dai vari continenti, incoraggiandoli “a proseguire la loro importante opera a servizio della diffusione del Vangelo”. Radio Maria è presente nei cinque continenti con 58 differenti Radio, con un ascolto medio quotidiano di trenta milioni di persone. Il tema dell’incontro mondiale che si sta svolgendo nel santuario di Collevalenza è “Con Maria servitori della Chiesa”. Parlando con ZENIT, padre Francisco Palacios, responsabile della attività editoriali nella famiglia mondiale, ha spiegato che Radio Maria è “una sfida ai modelli di comunicazione dominanti perchè in un mondo che sembra sempre più secolarizzato e lontano da Dio, Radio Maria pratica e porta la preghiera ovunque”. “Non si tratta di una azione unilaterale – ha spiegato padre Francisco – preghiamo e invitiamo gli ascoltatori a orare e meditare insieme a noi”.

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Benedetto XVI si recherà a settembre nella Repubblica Ceca – Viaggio apostolico dal 26 al 28 del mese

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 31 maggio 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI compirà un viaggio apostolico nella Repubblica Ceca dal 26 al 28 settembre, secondo quanto ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede questo sabato. Il Papa, che ha accolto l’invito del Capo di Stato del Paese e della Conferenza Episcopale Ceca, visiterà la capitale Praga e le città di Brno e Stará Boleslav. Nello stesso giorno di sabato, il Pontefice ha ricevuto in udienza il Presidente della Repubblica Ceca, Václav Klaus, che ha poi incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui, rivela una nota vaticana, “ci si è soffermati sulla situazione del Paese, affrontando in particolare alcune questioni legate alle relazioni con la Chiesa Cattolica , come pure sul futuro dell’Europa, tenendo presente l’importanza del suo patrimonio culturale, spirituale e cristiano”. Il Presidente Klaus ha quindi espresso “vivo compiacimento” per la visita che il Papa compirà nel Paese a settembre. La Repubblica Ceca ha una popolazione di poco più di 10 milioni di abitanti, per il 26,8% cattolici.

 

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LA COMUNICAZIONE DELLA SANTA SEDE? PER IL PORTAVOCE ‘TUTTO OK’. MA NON SIAMO D’ACCORDO

CITTA’ DEL VATICANO – In una intervista ‘uscita’ in queste ore su ZENIT.org (agenzia internazionale di informazione cattolica), il direttore della Sala Stampa vaticana, il sacerdote gesuita Padre Federico Lombardi, ha difeso il sistema di comunicazione interno ed esterno alla Santa Sede, fortemente criticato negli ultimi tempi. “Parlare di questa crisi in termini apocalittici mi sembra eccessivo”, ha osservato padre Lombardi. “L’anno passato è stato un anno di grandi successi comunicativi per il pontificato”. Il portavoce ha infatti ricordato il viaggio apostolico del 2008 negli Stati Uniti, che ha definito “splendido”, e ha sottolineato l’ “ottima comunicazione” che si è avuta durante il Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio e durante la visita papale in Francia. “Si fa troppo presto a dimenticare tutti questi aspetti e queste esperienze positive”, ha commentato. “Questo non è giusto ma, purtroppo, fa parte del nostro mondo così come della comunicazione”. Di fronte, invece, ai rischi derivanti dall’adottare prospettive limitate capaci di generare “grandi rumori”, padre Lombardi ha esortato i giornalisti a “guardare le cose con un po’ di distanza e obiettività”.

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NONOSTANTE IL CONFLITTO, CONTINUANO I PELLEGRINAGGI IN TERRA SANTA

ROMA – Negli ultimi giorni sono stati pochi i gruppi di pellegrini che hanno cancellato i propri viaggi in Terra Santa. Più di 50.000 fedeli hanno celebrato la notte di Natale a Betlemme. Nel corso di una conferenza stampa nel contesto del Festival Itinerari dello Spirito, che si è chiuso questa domenica alla Nuova Fiera di Roma giungendo a quota 35.000 visitatori, monsignor Liberio Andreatta, Vicepresidente dell’Opera Romana Pellegrinaggi (OPR), ha parlato della situazione dei pellegrini in Terra Santa. Secondo i dati presentati, 115.000 italiani si sono recati in pellegrinaggio in Israele l’anno scorso, con un aumento del 58% rispetto all’anno precedente. Un totale di 2.600.000 pellegrini da tutto il mondo ha visitato il Paese nel 2008. Monsignor Andreatta ha affermato che anche se nei luoghi di conflitto il turismo diminuisce sempre in misura notevole, i pellegrinaggi in genere si mantengono stabili perché per i fedeli che si recano nei luoghi santi c’è “una motivazione in più”, e quella di chi va in Terra Santa consiste in primo luogo nell’essere consapevoli che “noi siamo figli della Bibbia”, che rappresenta “la migliore guida per visitare Israele”.

Alla conferenza stampa è intervenuto dalla Terra Santa attraverso una videoconferenza in diretta padre Pierbattista Pizzaballa. Il sacerdote, Custode di Terra Santa, ha affermato che anche se Israele non sta vivendo un “periodo semplice”, “non c’è nessun cambiamento con i pellegrini”, e ha aggiunto che “i pellegrinaggi in Terra Santa non sono pericolosi perché Gaza è molto lontana”. Padre Pizzaballa ha anche affermato che i pellegrini che si sono recati in Israele negli ultimi giorni “sono molto toccati da quello che vedono”. Suzan Klagesbrun, Direttrice dell’Ufficio del Turismo del Governo israeliano, ha segnalato che nel 2008 si è registrato il più alto numero di turisti italiani dal 2000, quando Papa Giovanni Paolo II si recò in Terra Santa in occasione dell’Anno Giubilare.
 

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Il Papa invia aiuti per le vittime delle alluvioni in Ecuador

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 26 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha inviato un primo aiuto economico a sostegno delle persone colpite dalle recenti inondazioni in Ecuador.

L’aiuto è giunto attraverso il Pontificio Consiglio Cor Unum, l’organismo vaticano, istituito da Paolo VI nel 1971, che promuove le iniziative di carità del Papa e che coordina le istituzioni caritative cattoliche di tutto il mondo.

“Il Pontificio Consiglio Cor Unum ha immediatamente inviato a nome del Santo Padre un primo aiuto economico di emergenza alle 11 diocesi colpite e si fa carico di riproporre l’appello del Papa nelle sedi istituzionali adeguate e verso tutti gli uomini di buona volontà”, afferma un comunicato vaticano distribuito questo martedì.

Recenti inondazioni hanno devastato ampie zone costiere dell’Ecuador, provocando gravissimi danni, che si aggiungono a quelli già causati dall’eruzione del vulcano Tungurahua. L’ultimo bilancio parla di almeno 16 morti e di oltre 265 mila sfollati.

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