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LIBERATO IN PAKISTAN ARIF MASIH, ACCUSATO DI BLASFEMIA. SABATO SCORSO ATTACCHI CONTRO I CRISTIANI

ESTERI (PAKISTAN) – Una “comunità terrorizzata” dalle ultime violenze alle quali è stata sottoposta: queste le testimonianze pervenute all’Agenzia Fides da chi ha vissuto direttamente gli avvenimenti degli ultimi due giorni a Gujranwala, nella regione pakistana del Punjab, dove la chiesa della United Pentecostal Church è stata assaltata da una folla di estremisti islamici che ha impedito la celebrazione della Domenica delle Palme. L’innesco della violenza risale a sabato scorso, quando nel vicino villaggio cristiano di Khorarki un uomo, Mushtag Gill, ha litigato con alcuni musulmani che avevano ingiustamente accusato suo figlio Farrhuk di blasfemia. Padre e figlio sono stati tratti in arresto e per la loro liberazione si è esposto Eric Issac, il pastore della chiesa assaltata ieri, che è riuscito a fuggire per un pelo.

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“ORGOGLIOSA DI ESSERE FIGLIA DI UNA COMUNITÀ MISERICORDIOSA”, ASIA BIBI RINGRAZIA COMUNITÀ CRISTIANE

ESTERI (Pakistan)- La Fondazione Masihi, il 20 aprile, promuove la “Speciale Giornata di Preghiera” in cui tutte le comunità cristiane del mondo sono invitate a ricordare Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia e rinchiusa nel carcere di Sheikupura (in Punjab), e le vittime innocenti della legge sulla blasfemia. Informata dell’iniziativa, tramite l’agenzia Fides tramite la “Fondazione Masihi, la donna è scoppiata in lacrime perché tutto il mondo la ricorderà nella preghiera.
“Sono grata alla Fondazione Masihi per aver organizzato un simile evento, che mi dà una speranza per vivere.”ha dichiarato la donna che aggiunge:” Mi sento amata dalla Chiesa cattolica e da tutte le comunità cristiane del mondo. Sono orgogliosa di essere figlia di una comunità tanto amorevole e misericordiosa”. 

Nonostante Asia Bibi sia piegata dalla malattia, dal digiuno quaresimale che le ha debilitato il fisico, grazie alla fede in Gesù Cristo, il morale della donna è alto e, per questo motivo, manda un messaggio di pace e di amore a tutto il mondo: “Voglio dire grazie ad ogni sorella, ad ogni fratello, ad ogni monaca e sacerdote che prega per me, e specialmente al Santo Padre. Spero con tutto il cuore che questa Quaresima e tutte le preghiere possano donarmi la libertà e la felicità alla mia famiglia”. 

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IL 20 APRILE GIORNATA DI PREGHIERA PER ASIA BIBI E TUTTE LE VITTIME DELLA BLASFEMIA

SOLIDARIETÀ (Roma) – Mercoledì 20 aprile tutto il mondo si mobiliterà per pregare per Asia Bibi, la donna cristiana pakistana condannata a morte in base alla legge sulla blasfemia, e per tutte le altre vittime di questa legge, sempre più spesso strumentalizzata per combattere nemici personali. Lo riferisce l’agenzia vaticana Fides, spiegando che il mercoledì della Settimana Santa il Pakistan e tutti i Paesi del mondo si uniranno in una “Speciale Giornata di preghiera per Asia Bibi e per le vittime della legge sulla blasfemia”. L’iniziativa, lanciata dalla Masihi Foundation, che si occupa dell’assistenza legale ad Asia Bibi e del sostegno materiale alla sua famiglia, sarà diffusa ovunque “perché tutti i credenti e tutti gli uomini di buona volontà possano unirsi in comunione di preghiera e accendere una candela, implorando da Dio la salvezza e la liberazione di questa donna e di tutti coloro che soffrono per le conseguenze di false accuse di blasfemia”, ha siegato a Fides Haroon Masih, direttore della Fondazione.

Commentando l’iniziativa, monsignor Andrew Francis, Vescovo di Multan e presidente della Commissione per il Dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Pakistana, ha affermato che “la preghiera è uno strumento importante per i fedeli del Pakistan, che confidano nell’opera di Dio”. Alla Giornata aderiranno anche le Pontificie Opere Missionarie in Pakistan, che “aiuteranno a sensibilizzare le comunità locali”. Pregheranno inoltre gli “Angeli custodi di Asia Bibi”, le monache di alcuni ordini di clausura: le suore del Monastero delle Francescane Concezioniste di Escalona di Toledo, le Benedettine del Monastero di Rosano (Firenze) e le Clarisse francescane di Roasio e Sarzana. “Davanti al Santissimo Sacramento esposto, ricorderemo Asia Bibi, nostra sorella in Cristo, e pregheremo per le vittime di ogni sopruso compiuto in ogni parte del mondo. Il Signore Crocifisso e Risorto apra i cuori di tutti perché si edifichi il Suo Regno di pace e di giustizia”, hanno scritto le Clarisse di Roasio e Sarzana in un messaggio inviato a Fides.

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PAUL BHATTI INCONTRA IL PAPA: AMORE E PERDONO VINCONO L’ODIO

BENEDETTO XVI (Città del Vaticano) – Al termine dell’udienza generale, il Papa ha incontrato Paul Bhatti – il ministro per le minoranze religiose pakistano ucciso da estremisti islamici -, il vescovo di Faisalabad, in Pakistan, mons. Joseph Coutts e Syed Muhammad Abudl Khabir Azad, Gran Imam della moschea Badshahi di Lahore. Nella giornata di ieri, durante un incontro promosso dalla comunità di Sant’Egidio, Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, ha detto di aver perdonato gli assassini del fratello sottolineando anche la volontà di scoprire gli autori del delitto e di intraprendere quel percorso che il fratello stava percorrendo prima di essere assassinato: esserci per quella gente che ha bisogno di una guida.

Di seguito l’intervista a Paul Bhatti, fratello del Ministro pakistano Shahbaz ucciso poco più di un mese fa. Di Francesca Sabatinelli per Radio Vaticana.

R. – Nostro fratello Shahbaz aveva una fede cristiana e la fede cristiana dice di perdonare. In questo caso, noi, la nostra famiglia, abbiamo deciso di perdonarlo. Allo stesso tempo, però, vogliamo scoprire chi sono gli autori di questo delitto.

D. – Lei ha detto che da fratello maggiore più di una volta aveva cercato di proteggerlo. E lei, oggi, riprende la sua stessa strada…

R. – Quando lo consigliavo, vedevo mio fratello con amore fraterno. Non mi rendevo conto dell’azione reale che stava compiendo, della responsabilità che si era assunto. Adesso, vivendo la sua situazione, vedendo la gente che magari ha bisogno di una guida, osservando le persone emarginate, sento l’esigenza di continuare.

D. – E i timori ci sono anche per lei, ora?

R. – Penso che i timori ci siano, perché la gente, probabilmente, ragiona secondo una logica di odio, di terrorismo. Magari prova odio verso la nostra famiglia e quindi agiscono di conseguenza. Metto in conto che questo possa succedere.

D. – Il punto nevralgico di questa legge sulla blasfemia è la possibilità di interpretarla?

R. – Sì, credo sia la sua interpretazione. Questa legge è stata fatta dagli inglesi, quando erano ancora in India. Solo che, ultimamente, è stata usata o interpretata soggettivamente dalla gente, per fini personali: Asia Bibi – essendo una donna di un ceto socio-culturale molto basso, molto povera – non penserebbe minimamente di insultare Maometto. E’ evidente che è stata creata una certa situazione per fare in modo di punirla o magari per un rancore personale.

D. – Quali sono le prime sfide che si troverà di fronte?

R. – La prima è questa discriminazione religiosa, che sta crescendo giorno per giorno. Non perché i fedeli non possono convivere tra loro, ma perché c’è una campagna di odio creata da una base terroristica che continua ad usare la religione. Noi dobbiamo combattere quest’odio. Se non lo facciamo, queste vittime continueranno ad esserci. Non si tratta solo di mio fratello: in Pakistan ci sono tutti i giorni bombe che esplodono e persone che vengono uccise. Questa è, in qualche modo, la prima sfida.

D. – Lei ha ringraziato la comunità internazionale e Benedetto XVI per il sostegno che avete ricevuto dopo la morte di suo fratello. Ma il sostegno del suo Paese, conta di averlo?

R. – Sì, certo. Il sostegno dell’attuale governo c’è. Il fatto che mi abbiano proposto di continuare l’opera di mio fratello testimonia la loro disponibilità, perché questo posto, che ora occupo, era desiderato da molti altri. Il governo pachistano, però, affinchè si continuasse a lottare, ha dato a noi il compito ed inoltre ha dichiarato il suo pieno appoggio per qualsiasi cosa che faremo, perché queste cose non accadano più.

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COLPEVOLI DI AVERE FEDE: “CINQUANTA MILIONI DI CRISTIANI PERSEGUITATI”

CRISTIANI PERSEGUITATI – Sono oltre cinquanta milioni i cristiani vittime di persecuzioni, disprezzo, discriminazioni. La triste contabilità è stata fornita dall’intellettuale francese René Guitton, autore di un documentato volume sulla «Cristianofobia» odierna, a margine della presentazione del Rapporto 2010 sulla libertà religiosa nel mondo dell’opera “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs). L’incontro è stato moderato da padre Giulio Albanese, missionario comboniano, direttore di Popoli e missione, che ha sottolineato come il 70 per cento della popolazione mondiale vive in Paesi dove ci sono restrizioni o persecuzioni a causa della religione professata.

Con India e Cina che, per le loro proporzioni, sono i Paesi in cui si registrano più casi. Alla presentazione del Rapporto monsignor Sante Babolin, presidente dell’Acs-Italia, ha ricordato la «forte sintonia» tra due testi fondamentali per la libertà religiosa, la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e la dichiarazione conciliare «Dignitatis Humanae». E ha evidenziato come la Giornata mondiale per la pace del 2011 è stata dedicata da Benedetto XVI proprio alla «libertà religiosa, via della pace». Peter Sefton-Williams, presidente del Comitato di redazione del Rapporto, ha da parte sua illustrato le modalità del lungo lavoro che ha portato alla realizzazione del volume. Molto articolato il discorso del diplomatico Francesco Maria Greco, il direttore generale per la Cooperazione culturale del ministero degli Esteri che una settimana prima di Natale consegnerà le lettere credenziali a Benedetto XVI come nuovo ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. Greco, tra l’altro, ha dato una suggestiva triplice spiegazione del fatto che spesso si tace sulle persecuzioni che coinvolgono i cristiani. C’è il timore di chi, «onesto intellettualmente», non vuole «complicare le cose in loco a chi si vuole difendere». C’è poi la «realpolitik» di chi ha «timori di ritorni interni». E c’è infine l’atteggiamento «più disonesto di tutti», quello dettato dal «politicamente corretto che ci fa tenere la bocca chiusa». Alla presentazione del Rapporto ha preso parte anche un testimone, il vescovo pachistano di Faisalabad, monsignor Joseph Coutts, che ha affrontato in particolare il problema della legge contro la blasfemia nel suo Paese, puntando il dito soprattutto sul modo in cui viene applicata in concreto.

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